Heta Asset Resolution la bad bank per le sofferenze bancarie che vengono dall’Austria

heta-asset-resolution-bad-bank-dell-austriaNella vita delle società, come in quella degli uomini, i momenti cruciali richiedono una certa ritualità. Lo si è visto di recente in occasione dell’ingresso in borsa a New York della Fca (Fiat Chrysler Automobiles). Lo si è rivisto l’altro ieri in occasione della “scomparsa” ufficiale di Hypo Alpe Adria Bank International, la holding carinziana di cui facevano parte tutte le varie Hypo Bank sparse dall’Italia ai Balcani.

Il “de profundis” è stato recitato da un comunicato in cui si informa che “da oggi, lunedì 3 novembre 2014, Hypo Alpe Adria Bank International Ag firma come Heta Asset Resolution Ag”. Scompare un nome che fino a non molto tempo fa era sinonimo di solidità e affidabilità. Ne prende il posto una “bad bank” – la Heta Asset Resolution, appunto – con il compito di raccoglierne i cocci.

“Heta” è una lettera dell’alfabeto greco. Non sappiamo perché sia stata scelta, ma tiriamo a indovinare. In greco è una vocale e corrisponde a una “e” lunga, ma la grafia corrisponde a quella di una “H” italiana. “H” come l’iniziale di Hypo Bank. Ecco allora che gli inventori della nuova ragione sociale non si sono azzardati a riproporre il nome di Hypo – che per gli austriaci in questo momento rappresenta una tragedia nazionale, i cui costi continueranno a pagarli anche i figli dei figli – ma ne hanno fatto soltanto un criptico cenno, avvalendosi dell’alfabeto greco che solo pochi iniziati conoscono.

Il comunicato dà quindi conto di quel che accadrà nei prossimi mesi e/o nei prossimi anni in seguito alla ristrutturazione in atto, di cui noi in questo blog abbiamo già riferito. Ritorniamo sull’argomento, seguendo le righe del comunicato, soltanto perché accanto a informazioni già note – che il comunicato ribadisce proprio perché la sua funzione, come dicevamo, è rituale – ve ne sono altre non ancora note.

La prima è la riaffermazione che Heta non svolgerà alcuna funzione bancaria, non effettuerà investimenti per i propri clienti, non avrà partecipazioni in altri istituti di credito o in società che gestiscono titoli. La licenza bancaria di cui disponeva Hypo International è cessata definitivamente il 30 ottobre.

In base alla legge approvata “ad hoc” dal Parlamento austriaco per creare una “bad bank”, l’attività di Hypo International proseguirà d’ora in avanti nella Heta, che però avrà esclusivamente il compito di liquidare un po’ alla volta tutti i rapporti in sofferenza ereditati dalla holding e dalle banche controllate (anche da quella italiana). L’identità e gli obiettivi di Heta sono indicati nel nuovo sito web della “bad bank”. “La Heta Asset Resolution Ag è una bad bank di proprietà della Repubblica austriaca. Ha per legge il compito di valorizzare nella maniera più efficace e proficua i rapporti in sofferenza di Hypo Alpe Adria nazionalizzata nel 2009”.

Il volume di bilancio è indicato in 18 miliardi di euro. Heta – traduciamo liberamente dalla home page del sito – si assume la responsabilità nei confronti dei contribuenti, affinché tale patrimonio sia conservato e i rischi connessi siano eliminati nel miglior modo possibile. E ancora, sempre dal sito: il successo di questo impegno è comprensibile per ogni austriaco e per questo motivo Heta pubblicherà periodicamente un rapporto sull’andamento del suo piano di smaltimento dei titoli in sofferenza.

Non è un compito da poco. Tanto è vero che, pur potendo disporre dei circa 500 ex dipendenti della holding bancaria estinta, Heta vuole assumere nuovo personale. Un po’ come era accaduto per Hypo Leasing Italia (che, lo ricordiamo, nonostante il nome, non è una società di leasing, ma una bad bank distinta da Hypo Bank Italia e alle dipendenze di Heta): era nata con 80 persone trasferite dalla banca e in seguito ne ha dovuto assumere altre venti circa.

Nel sito web di Heta si informa infatti che “per questa sfida cerchiamo collaboratrici e collaboratori motivati, impegnati e responsabili, con cui poter raggiungere gli obiettivi che la società si è posta”. Le “collaboratrici” e i “collaboratori” sono cercati non soltanto in Austria, dove Heta ha la sua sede legale, ma anche in tutti quei Paesi in cui un tempo operava Hypo Bank, compresi quelli da cui negli ultimi anni si era ritirata. Quindi Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia, Montenegro, Macedonia, Bulgaria, Germania, Ungheria e persino Italia. “Se siete interessati a un’attività di sfida e di cambiamento – propone il sito web – allora saremo lieti di darvi il benvenuto nella nostra azienda operante a livello internazionale”.

Una così vasta mappa territoriale non deve stupire. In tutti i Paesi menzionati sono disseminati i capannoni industriali, gli hotel, gli yacht, i camion, i camper, i centri commerciali, i trattori pignorati a clienti leasing insolventi e che ora nessuno vuole comperare. Gli uomini di Heta, quelli ereditati da Hypo Bank e i nuovi assunti, avranno il compito di cercare i compratori e di attendere il momento adatto per vendere la “merce” loro affidata. Il mercato immobiliare è stagnante? In tempo di crisi i capannoni industriali non servono? Non importa. Gli uomini di Heta avranno la pazienza di attendere il momento opportuno.

Thomas Url, esperto del Wirtschaftsforschungsinstitut (Wifo) di Vienna, interpellato dall’agenzia Apa, ha dichiarato che potrebbero volerci anche 20 anni, per recuperare crediti al momento inesigibili e piazzare i beni pignorati. Ma per una “bad bank” (a differenza di una banca effettiva) il tempo non è un problema. Conta quanto alla fine si riuscirà a realizzare. Gli addetti ai lavori ritengono che da un patrimonio stimato in 18 miliardi se ne ricaveranno circa 4 (meno del 25%). Non molto, ma meglio che niente.

 

Articolo ripreso dal blog diblas-udine.blogautore.repubblica.it – autore: Marco di Blas

Per saperne di piu', potete inviarci una email a contatto@consulenza-finanziaria.it oppure mandarci un messaggio tramite Facebook 

FB Messenger