Gli svizzeri preparano l’esercito per salvarsi dall’Europa

Una nostra nota: ci sembra uno scenario poco plausibile, ma se il sistema finanziario collassasse sul serio e di conseguenza tutta la catena logistica dell’industria alimentare lo seguisse, beh, a quel punto tutto potrebbe accadere.

In un recente articolo «Qualcosa bolle in Europa. Germania: l’Esercito potrà combattere il terrorismo nel paese» avevamo riportato come la Germania avesse apportato le opportune modifiche legislative al fine di permettere all’esercito di gestire l’ordine pubblico entro i confini nazionali.La cosa aveva sorpreso anche molti commentatori di autorevoli testate, perché la Germania é già dotata di numerosi reggimenti di Gendarmeria molto bene equipaggiati ed addestrati, ma il cui volume di fuoco è incomparabilmente minore di quello dei reparti di linea dell’esercito. Inoltre, un intervento dell’esercito sul suolo nazionale comporterebbe la proclamazione dello stato di assedio, ossia della legge marziale, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero. L’impiego domestico dell’esercito presupporebbe il dover sedare rivolte armate di portata non indifferente.

Numerose furono le voci di perplessa incredulità e di più o meno larvata critica al provvedimento. Un commentatore fece notare come l’ordine sia tutto per i tedeschi, che non a caso per dire che stanno bene usano la frase «Alles in Ordnung». Ci si dimenticò di aggiungere che l’inglese non é poi tanto da meno, usando il termine «All right».

Adesso leggiamo, per nulla stupiti, che la pacifica ma non certo imbelle Svizzera, dopo aver già da tempo stabilito la possibilità di impiegare l’esercito sul territorio nazionale anche per motivi di ordine pubblico, ha avviato una serie di esercitazioni militari per prepararsi praticamente a tale evenienza.

Ufficialmente, le esercitazione già fatte avrebbero avuto lo scopo di prepararsi a sedare scontri tra opposte fazioni di immigrati, ma la loro articolazione ed il dispiegamento di mezzi appare anche al più sprovvido del tutto sproporzionato a tali evenienze: l’addestramento era volto a sedare rivolte supportate da armi da fuoco, e non solo quelle leggere, non spontanee bensì organizzate, coordinate e supportate.

Nulla da dire sulla previdenza di questi Governi: disporre di un esercito preparato ed efficiente non è certo sinonimo del suo immediato e scriteriato utilizzo. Paesi come la Svizzera e la Svezia non conoscono guerre da oltre due secoli pur disponendo di eserciti di tutto rilievo per lo loro dimensioni ed economie. Eserciti molto motivati e perfettamente addestrati, anche contro la guerriglia urbana.

Si glossa tuttavia una nota apparentemente stonata nei comunicati ufficiali, secondo i quali si temerebbe per la stabilità di alcuni nodi strategici ove «si rechino i rifugiati provenienti da Grecia, Italia, Spagna, Francia e Portogallo».

Leggete bene quella frase. É del tutto significativa. Non sono direttamente confinanti con la Svizzera molti dei paesi enumerati, cosa che presuppone il crollo della tenuta politica, sociale e militare dei paesi confinanti.

Non solo, nell’elenco compare anche la Francia e, da come il testo è riportato, non sembrerebbe proprio essere assimilata a mero territorio di transito. Non a caso, la Germania non riceve menzione alcuna. Si noti infine un altro fatto. La dizione «rifugiati provenienti da» che debbano essere affrontati dall’esercito campale suggerirebbe non tanto profughi in fuga dai propri paesi, quanto piuttosto formazioni irregolari ma pur sempre coordinate ed adeguatamente armate e supportate.

Appurata e comprovata codesta possibilità resta aperto un quesito. Se si ipotizza come possibile evento concreto la mobilitazione di una serie coordinata di unità armate informali di “rivoltosi“, si deve per forza di cose ipotizzare anche l’esistenza di un loro comando strategico e di una sua articolazione in centrali operative tattiche, il tutto supportato da una logistica di appoggio.

Il messaggio non è quindi da poco. «La Svizzera si prepara allo scenario peggiore», ma anche il più probabile.

La Svizzera ha lanciato una serie di esercitazioni militari per rispondere all’instabilita’ sociale e civile in Europa, provocata dalla crisi del debito della moneta unica.L’operazione “Stabilo Due” e’ stata annunciata in settembre e ha l’obiettivo di testare la rapidita’ con cui l’esercito e’ in grado di rispondere in caso di diramazione delle proteste e dei flussi migratori.

Lo stato non e’ membro dell’Unione Europea e nemmeno del blocco a 17 dell’area euro.

Il quotidiano svizzero tedesco Der Sonntag ha scritto che le esercitazioni si sono svolte in settembre intorno alle zone di rischio individuate in una cartina dallo staff dell’esercito dove si teme che si possano tenere scontri tra ‘fazioni rivali’ e dove la Svizzera teme si rechino i rifugiati provenienti da Grecia, Italia, Spagna, Francia e Portogallo.

Il ministero della Difesa non esclude il dispiegamento di truppe militari nei prossimi anni per sedare eventuali proteste che potrebbero svolgersi nel piccolo ricco paese, circondato da stati indebitati in recessione.

“Non e’ da escludere che le conseguenze della crisi finanziaria in Svizzera possano portare a proteste e scontri violenti anche qui”, ha riferito all’emittente CNBC un portavoce del ministero della Difesa elvetico.

In una anticipazione in antemprima pubblicata in giugno Wall Street Italia sotto il titolo di “La Svizzera si prepara allo scenario peggiore”, si avvertiva gia’ dei preparativi presi dal paradiso fiscale in caso di disgregazione dell’Eurozona. Sul piano economico Berna, che fa affari con gran parte dell’Europa, e’ pronta a tutto pur di evitare che l’euro sprofondi sotto quota 1,20 franchi svizzeri.

 

Articolo ripreso dal sito rischiocalcolato.it