Gli accordi fiscali in Svizzera fanno scappare i capitali verso altri paradisi fiscali

Gli accordi fiscali siglati da diversi Paesi con il governo svizzero sono al centro delle discussioni ormai da mesi.

Ma a quantificarne la portata, in termini di capitali che entrano in gioco, ha contribuito uno studio appena pubblicato da Booz & Co.

Tale ricerca rivela infatti che entro il 2013 – anno in cui entreranno effettivamente in vigore i trattati con Germania e Regno Unito – le divisioni di wealth management delle banche della nazione alpina potrebbero veder “svanire” asset pari in tutto a 47 miliardi di franchi svizzeri (51,1 miliardi di dollari).

In tutto, ogni anno le entrate delle banche potrebbero assottigliarsi di 1,1 miliardi di franchi: equivalenti al 4% di quanto hanno incassato complessivamente nel 2010. Le intese siglate lo scorso autunno con l’esecutivo di Berlino e quello di Londra sono state da subito accolte come svolte storiche.

I contribuenti che detengono conti offshore, infatti, potranno effettuare pagamenti d’imposta che verranno in seguito inoltrati alle autorità del loro Paese. La loro identità dunque rimarrà segreta: ma in questo modo il Tesoro potrà recuperare almeno parte della tassazione sui capitali celati all’estero.

Stando a quanto rivelano all’agenzia Bloomberg fonti interne al settore, si tratta solo dell’ennesimo capitolo che dimostra come, per le banche elvetiche, si stiano moltiplicando le complicazioni di carattere fiscale e legale.

E, come dimostrano questi dati, la conseguenza potrebbe essere una vera e propria fuga di capitali – che, secondo Tax Justice Network, potrebbe andare anche a favore di altri paradisi fiscali.

 

Testo ripreso da blitzquotidiano.it