Frode Unicredit

Sequestrati 245 milioni in Unicredit, già scossa dalla crisi. Il pm milanese Alfredo Robledo guida una maxi-operazione sull’ipotesi di evasione della banca di Piazzale Cordusio, e iscrive nel registro degli indagati l’ex amministratore delegato Alessandro Profumo. La notizia, in esclusiva, la dà il Corriere della Sera, direttamente sull’online, sancendo definitivamente che la rete non è più figlia di un “dio minore”. Ma nel giorno dell’assoluzione di Berlusconi per il processo Mediatrade, nascosta nelle pieghe delle coincidenze, c’è anche una terza notizia. E forse anche una quarta che riguarda Tremonti, quando faceva il consulente e non il ministro.

Il Corriere della Sera firma uno scoop importante: il Tribunale di Milano ha appena sequestrato 245 milioni a Unicredit spa, all’interno di un’operazione imponente. Indagato, per aver avallato l’operazione, è anche Alessandro Profumo (uno degli ottanta soci de Linkiesta), allora amministratore delegato della banca. Il provvedimento è stato disposto dal pm Alfredo Robledo, che ricostruisce una complessa operazione tecnica, fatta su suggerimento di Barclays.

Per operazioni analoghe, con la stessa Barclay’s, Bpm aveva transato in passato versando 180 milioni alle casse dello Stato. Secondo l’accusa, sarebbero stati travestiti da dividendi quelli che in realtà erano interessi: “Al fisco italiano sarebbero così stati sottratti 745 milioni di euro di imponibile nelle dichiarazioni relative al 2007 e 2008 di Unicredit Corporate Banking spa e Unicredit Banca spa, e in quelle del 2008 di Unicredit Banca di Roma spa”. Il tutto avrebbe generato per Unicredit un “risparmio” netto di 245 milioni. Quanti sono quelli sequestrati oggi.

Le notizie sono tante. La prima, evidente: la Procura interviene con un’operazione massiccia e corredata di sequestro preventivo su una banca che, negli ultimi mesi, si è mostrata più esposta di altre, in Italia, alla crisi. 245 milioni anche per una grande banca sono tanti, in un momento complicatissimo. La seconda notizia, per noi non è da poco: il Corriere della Sera, il tempio storico del giornalismo italiano, ha iniziato a confrontarsi con l’online e i nuovi tempi in maniera del tutto laica. Un tempo, appena un anno fa, avrebbe aspettato la carta. Oggi, invece, le notizie son notizie e l’online un grande canale informativo. Il Corriere dà “il buco a tutti”, noi ci togliamo il cappello di fronte a Luigi Ferrarella, giudiziarista di Via Solferino, e siamo contenti di constatare che, nel primo quotidiano italiano, nessuno dubita più dell’importanza di internet.

Poi c’è una terza notizia, che per noi ha pure la sua importanza. Proprio oggi, mentre la Procura indagava Alessandro Profumo, i giudici proscioglievano Silvio Berlusconi per il processo Mediatrade. Un banchiere considerato vicino alla sinistra – “che ha votato alle primarie” come più volte rimproveratogli proprio da Berlusconi – viene insomma indagato da quella Procura che per Berlusconi, proprio dopo aver dato la sua disponibilità alla politica, alla festa terzopolista di Rutelli poco più di un mese fa. Insomma, una giornata alla fine della quale è un po’ più difficile gridare al complotto comunista del Tribunale di Milano.

Poi c’è un’ultima notizia, che emerge dagli archivi della rete. Nel 2007, quando l’operazione Brontos iniziò, Unicredit si sarebbe cautelata con dei pareri legali, data la conclamata delicatezza delle scelte. A “confortare” le scelte della banca, non fu uno studio legale qualsiasi, ma quello di uno dei più importanti tributaristi italiani: Giulio Tremonti. Che allora, stando all’opposizione, esercitava anche la professione. Solo che poi, nel 2008, succedono due cose: Berlusconi rivince le elezioni e Tremonti torna al governo, lasciando lo studio. Nello stesso anno, la giurisprudenza della Cassazione cambia orientamento su diversi profili riguardanti operazioni “alla Brontos” e così, nel 2009, quando lo stesso studio di Tremonti (privato appunto del suo fondatore) è richiesto di un nuovo parere cambia rotta, e indica tutti i pericoli dell’inchiesta intanto aperta e che oggi ha portato al sequestro di 245 milioni in Unicredit.

Articolo ripreso da linkiesta.it