I fondi di investimento meno attivi hanno performance migliori degli altri (lo sa bene Warren Buffett)

I fondi che investono in azioni meno liquide rendono più di quelli specializzati in titoli con alti volumi di scambio.

Alla conclusione, che può apparire controintuitiva, arriva una ricerca di Morningstar, dal titolo The liquidity style of mutual funds, realizzata da Thomas M. Idzorek, CFA, James X. Xiong, CFA e Roger G. Ibbotson e premiata con il “Graham and Dodd Award of Excellence for 2012” dal Financial analysts journal.

L’orso non graffia
L’analisi, effettuata primariamente sull’universo di fondi azionari statunitensi, integrato da un campione di comparti non americani, ha rivelato che la sovraperformance media annualizzata è stata del 2,65% negli ultimi 15 anni. Comunemente si è portati a credere che le azioni meno liquide siano anche le più penalizzate nelle fasi di ribasso dei mercati, in quanto aumenta l’avversione al rischio degli investitori.

La ricerca, però, mette in luce come i migliori risultati sono dovuti soprattutto ai rendimenti maggiori ottenuti nei periodi di declino delle Borse. “Una possibile spiegazione è che i gestori più liquidi siano indotti a fare più transazioni in queste fasi”, dicono gli autori dello studio, “per cui le azioni con maggiori scambi risentono in modo più accentuato del declino”.

Large o small non cambia
I ricercatori hanno realizzato diversi test separati per verificare la solidità delle loro conclusioni, compresa l’analisi per ciascuna delle dimensioni che compongono la Morningstar style box, la matrice che fotografa le due caratteristiche essenziali di un fondo che investe in azioni, ossia la capitalizzazione (large, mid, small cap) e lo stile di investimento (value, blend e growth).

Nonostante la differenza di performance sia più accentuata nelle capitalizzazioni minori, si riscontra anche in quelle più grandi. In termini di stile, invece, l’orientamento al valore ha un differenziale di poco superiore a quello growth.

Il premio c’è
Per comprendere la sovraperformance delle azioni meno liquide è necessario introdurre il concetto di “premio per il rischio”. A parità di altre condizioni, infatti, gli investitori tendono a preferire i titoli con maggiori scambi. Comprano quelli meno trattati solo se hanno l’attesa di un extra-rendimento (pur non avendo la garanzia di ottenerlo).

Lo studio mostra anche che minor liquidità non fa rima con maggiore volatilità; al contrario la deviazione standard è minore, a fronte di un Alpha quasi doppio.

Un vero stile
Morningstar non è nuova a questo tipo di studi. Già nel 2010 era stata condotta una ricerca sulle azioni meno liquide, che mostrava come queste potessero generare un extra-rendimento (per approfondire, leggi Illiquido non è brutto e cattivo).

Ora, i ricercatori hanno fatto un ulteriore passo in avanti: la liquidità può essere considerata a tutti gli effetti uno “stile” di investimento dei fondi, in grado di determinare forti differenze nelle performance. Non solo small o large, value o growth, la diversificazione passa anche per la liquidity. L’industria coglierà questa opportunità per innovare la gamma dei prodotti?

 

Articolo ripreso dal sito Morningstar.it, autore: Sara Silano