Finche’ c’e’ Brianza c’e’ speranza il discorso del presidente di Confindustria Monza Andrea Dell’Orto

andrea-dell-ortoToni decisi ma pacati. Obiettivi chiari e sfide concrete. Queste alcune delle caratteristiche del discorso annuale del presidente di Confindustria Monza e Brianza Andrea dell’Orto.

Data l’intensità e la ricchezza di argomenti abbiamo deciso di riportare in modo integrale l’intero passaggio. Si parla del futuro dell’Autodromo, si parla di Monza e della Villa Reale, ma sopratutto sul rilancio di questo territorio che sta soffrendo come in guerra per la crisi economica.

Tesi Assemblea Pubblica AIMB 2014 di Andrea Dell’Orto

Autorità, relatori, gentili ospiti, colleghi imprenditori, cari amici, con molto piacere ma anche con un po’ di emozione – dato l’alto valore storico e simbolico del luogo in cui ci troviamo –  vi do il benvenuto all’assemblea annuale di Confindustria Monza e Brianza. Rivolgo un ringraziamento particolare al Comune di Monza, al Consorzio di gestione della Reggia e alla Soprintendenza che ci hanno concesso l’onore di tenere in questi giardini il nostro appuntamento pubblico più importante.

Ripartiamo da qui, dal Parco di Monza e dai gioielli che contiene e custodisce. L’assemblea dell’anno scorso, la mia prima da presidente di Confindustria Monza e Brianza, forse molti fra voi lo ricorderanno, l’abbiamo celebrata in autodromo, su un palco innalzato davanti alla tribuna centrale, che ho simbolicamente considerato il mio consiglio di amministrazione – formato non solo da imprenditori associati ma anche da esponenti di tutti i settori di riferimento della nostra comunità – a cui avrei reso il conto del mio operato.

Ed è proprio il rendiconto di ciò che abbiamo fatto nel corso di un anno – con il contributo determinante dei vicepresidenti, del direttore generale, del Consiglio Direttivo, della Giunta Esecutiva e della struttura – che mi accingo a presentare sinteticamente in queste prime battute del mio intervento.

Purtroppo è passato un anno della mia presidenza ma i dati nazionali sono ulteriormente peggiorati. In uno scenario mondiale che – a fine 2013 – ha visto un aumento complessivo del 3% del Pil e una prima dinamica positiva dell’eurozona, il Pil italiano nel 2013 è diminuito di quasi il 2 % ed è al -9,1% dal picco pre-crisi di aprile 2008 e quindi siamo tornati ai livelli dell’anno 2000!

Le rilevazioni congiunturali, ad oggi, non ci indicano nessun progresso duraturo: il secondo trimestre di quest’anno si avvia a chiudersi con una variazione acquisita nulla. Dal picco pre-crisi di aprile 2008 l’attività industriale resta al -24,2%, gli investimenti al -27,7% (siamo tornati ai livelli del 1994), la produzione industriale -24,6% (siamo tornati ai livelli del 1986).
Anche se l’Ocse ha recentemente dichiarato che – nell’ultimo periodo – si evidenzia un’attività industriale superiore alla media europea che ancora non è incorporata dalle rilevazioni statistiche. Molte imprese italiane hanno cercato di reagire adottando cambiamenti strategico-organizzativi, con l’obiettivo di aumentare le chances di stare sul mercato nel breve e nel lungo periodo. Il CSC ha da tempo avviato un progetto di analisi di questi cambiamenti, che conferma come cambiare aumenti significativamente le probabilità di sopravvivenza.

Ma tutto questo non è stato sufficiente, né poteva esserlo, a impedire la massiccia erosione della base produttiva; un quadro impietoso: tra il 2001 e il 2011 vi è stata una contrazione di oltre 100mila imprese  e quasi un milione di addetti. Che è proseguita nel biennio successivo (2012-13): altri 160mila occupati e 20mila imprese perduti.

Sempre dal picco pre-crisi, l’occupazione è al -7,2% (siamo tornati ai livelli del 2000… solo la Grecia è peggio di noi!). La disoccupazione è in aumento da 11 trimestri: siamo al 13,6% con oltre 3 milioni di disoccupati e un drammatico 46% fra i giovani. I poveri sono 3 milioni (+122,3%). Siamo tornati ai livelli di disoccupazione del 1977 (è occupata poco più di una persona su due!).

Siamo scesi dal quinto all’ottavo posto nella classifica mondiale dei paesi manifatturieri. Fra il 2000 e il 2013, la produzione manifatturiera globale è salita del 36,1%, la nostra è scesa del 25,%: hanno perso tutti i settori, ad eccezione dell’alimentare. Senza manifattura – ormai è chiaro – non c’è futuro, neanche per una fetta rilevante di terziario!
Anche l’Eurozona – pur con qualche segnale di ripresa, arranca fiaccata da politiche di bilancio, dal credit crunch e da un euro forte che rallenta le esportazioni verso il resto del mondo, soprattutto emergente. Nel 2013, l’euro si è rivalutato del 4,7% su 39 monete concorrenti. Lo svantaggio competitivo di un euro sopravvalutato per noi è doppio perché va ad aggiungersi al calo verticale della domanda interna.

Nonostante questi danni da guerra e con le imprese giustamente attente a valutare l’effettiva necessità di ogni singolo costo, la nostra Associazione è cresciuta sia per numero degli associati che per ricavi. Contiamo oggi oltre 960 imprese associate. Fra il 2011 e il 2013 abbiamo iscritto 321 nuove imprese e nel mio anno di presidenza ben 216, di cui circa 125 nei primi 5 mesi del 2014. Abbiamo un saldo netto attorno al 50% delle nuove iscritte, che nei 5 mesi di quest’anno si è impennato al 70%! Nel 2013 abbiamo realizzato il nostro miglior fatturato e miglior bilancio!

Fra le 12 territoriali lombarde, siamo stati gli unici capaci di mettere tanta spinta propulsiva nei nostri motori. La famosa quota 1000 oggi non è una utopia ma è una splendida realtà! Noi continuiamo ad avanzare anche se tutte le altre si sono fermate. Questo grazie anche ad un nuovo modello di marketing associativo che vede coinvolti tutte i funzionari della nostra struttura con obbiettivi precisi.

Penso di poter considerare questo risultato come una prova oggettiva dell’utilità e dell’efficacia dei servizi – sempre in via di ampliamento e miglioramento (ne conto 8 nuovi istituzionali negli ultimi due anni)  – che offriamo alle imprese che ci danno la loro fiducia e ci sostengono nella nostra azione.
Ed in particolare questo risultato testimonia che la rappresentanza e il ruolo di CONFINDUSTRIA Monza e Brianza è sempre più sentito ed importante nella percezione delle nostre imprese e dei nostri imprenditori. Oggi ci chiedono risposte e noi le stiamo dando! Oggi chi chiedono di fare e noi siamo, riprendendo uno slogan dei nostri Giovani Imprenditori, la Brianza che fa!

Oggi ci troviamo nella sede di rappresentanza esterna di Expo 2015, nel luogo da cui sta partendo il lancio turistico e il rilancio culturale della città e del territorio, nel punto di riconoscimento della nostra comunità. Lo sanno bene sia il sindaco di Monza, Roberto Scanagatti che il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che si è speso anche personalmente per far sì che la Villa Reale potesse tornare al suo pieno splendore.

Con grande orgoglio ricordo il nostro recente ingresso nel Consorzio di gestione della Reggia e del Parco. E’ stata una decisione sulla quale abbiamo molto riflettuto e non nascondo che, nella nostra analisi, siamo arrivati anche a considerare che potesse non rientrare fra i nostri compiti prenderci in carico un bene pubblico di questa portata: noi facciamo impresa privata; la gestione dei beni è un’altra cosa, ci siamo detti.

Ma molte cose anche nell’ambito pubblico si stanno avviando finalmente verso il cambiamento. E noi vogliamo essere certi che i risultati verranno raggiunti. Da osservatori acuti, forti di una storia iniziata nel 1902, prima associazione fra industriali fondata in Italia, ci siamo resi conto che, tolti alcuni livelli amministrativi, i corpi intermedi di origine privata e volontaria – come è Confindustria – sarebbero stati chiamati a una nuova assunzione di responsabilità. E abbiamo deciso di voler essere all’avanguardia del cambiamento assumendoci a pieno la responsabilità di questo nuovo ruolo.

Non voglio nascondermi dietro a un dito, noi brianzoli abbiamo tanto voluto e creduto nella provincia; in tanti hanno detto che, senza l’Associazione industriali, non sarebbe mai arrivata. Questo è certamente  vero, perché la nostra azione – a partire dal presidente Walter Fontana fino al presidente Valli – è stata intensa e il nostro peso determinante. Ma il forte cambiamento degli equilibri mondiali, le regole dell’Unione Europea e la crisi economica che ci ha investito – e di cui ora forse vediamo la fine – ci obbligano a riformare e anche  a tagliare per poter riprendere a correre.

Alla luce delle riforme istituzionali avviate dal Governo, ci aspetta un futuro di meno Stato e più corpi intermedi, alcuni dei quali espressione dell’impresa e che ad essa si ispirano. Sappiamo che Confindustria, autonomamente, sta riflettendo sulla riforma del Senato e sul ruolo che le Camere di commercio dovranno svolgere nel prossimo futuro.
Non voglio prefigurare soluzioni né entrare nel merito perché ciò è prematuro ma sono però convinto che sia necessario e non più rinviabile rinnovare e cambiare per superare una situazione non più adeguata ai tempi: forse può apparire grande la confusione sotto il nostro cielo ma io mi auguro che il nostro paese ed il nostro territorio abbiano la capacità di sprigionare l’energia propositiva  che ci consenta di darci il nuovo assetto tanto atteso.

Un assetto che ci liberi da livelli e da oneri ormai poco utili e che contribuisca ad indirizzare le risorse verso una ripresa di competitività delle imprese e del sistema-paese. Senza il “fare impresa” e senza rimettere l’impresa al centro non potremo mai ripartire realmente verso un futuro di crescita e competitività.
Noi ci apprestiamo a dismettere una provincia giovane e ancora fragile per mancanza di consuetudine e di storia, che non ha avuto il tempo di esplicitare  appieno la sua azione ma che lascia comunque un vuoto da riempire. Un livello intermedio che raccolga e organizzi le tante istanze che sorgono in un territorio è indispensabile: lo farà l’assemblea dei sindaci per il livello istituzionale. Ma lo faremo anche noi, sostenendo e promuovendo Monza e la Brianza secondo le logiche del mercato e della sana competizione.

Abbiamo una identità forte e l’arrivo dell’area metropolitana non sarà una minaccia ma una grande opportunità. Non bisogna avere timore, noi siamo abituati a cavalcare e non a subire il cambiamento. Se non interpretiamo il futuro anche con coraggio, ne usciremo perdenti e ridimensionati. Ci sentiamo oggi nella condizione di contaminare positivamente chiunque in futuro facesse un accordo con noi grazie alla nostra forza conquistata.

Nel Consorzio della Reggia pensiamo di poter portare un contributo di managerialità utile per la sostenibilità economica delle azioni di valorizzazione e delle attività culturali che verranno svolte al suo interno.
A questo proposito, vorrei sottolineare che senza alcuna esitazione il Consiglio Direttivo ha indicato come nostro rappresentante nel consorzio l’ingegner Pietro Palella, presidente e amministratore delegato di ST Microelectronics, una eccellenza profondamente radicata nel territorio in cui è nata e si è straordinariamente sviluppata ma anche una multinazionale fra le più innovative ed accreditate al mondo.

Naturalmente non è l’unica, nella patria delle piccole e medie imprese a vocazione familiare, un solido gruppo di imprese multinazionali – tutte nostre associate – contribuisce a dare consistenza e dimensione alla nostra manifattura. E’ ambizione del Comune di Monza e della Giunta che lo guida far nascere uno stabile settore turistico.
Evidentemente non è il nostro mestiere ma siamo convinti che valga la pena investirci perché farà nascere nuove imprese e nuovi posti di lavoro e renderà globalmente competitivo il nostro territorio. Non siamo noi, lo ripeto, gli esperti del turismo ma siamo pronti a dare una mano concretamente, anche ripartendo da dove si è verificato qualche inatteso impasse. Negli ultimi mesi siamo stati e continueremo ad essere attivi su molti fronti, alcuni chiaramente core ed altri apparentemente – ma solo apparentemente – un po’ più lontani.

Parliamo sempre con orgoglio di un territorio nonostante tutto ancora fortemente industriale e manifatturiero che è stato capace, nel suo complesso, di reggere la crisi grazie alla forza delle sue imprese eccellenti e dell’impegno delle famiglie imprenditoriali che le guidano.

La crisi ha continuato a mordere per tutto il 2013 e solo in questi ultimi mesi abbiamo iniziato a vedere una prima, timida controtendenza. La nostra indagine congiunturale manifatturiera segnala da gennaio un miglioramento dell’attività sul mercato interno ma ancora molte incertezze sull’andamento complessivo dell’economia. Il tasso di utilizzo degli impianti, che per molti mesi del 2013 in oltre la metà delle imprese faticava a superare il 50-60% del potenziale, si assesta oggi su valori superiori. Ma siamo solo agli inizi ed è indispensabile agire per consolidare questi primi spunti di ripresa che si affacciano dopo una crisi lunga e profonda.

Il 2013 non è stato brillante per l’economia lombarda, che ha chiuso l’anno con un calo del 4,3% delle importazioni mentre Piemonte ed Emilia Romagna hanno evidenziato dati positivi. Non è andata particolarmente meglio per l’export: abbiamo sostanzialmente mantenuto i livelli del 2012 (con calo residuale dello 0,15%). Ma la Brianza ha colto qualche spunto migliore: il valore delle nostre esportazioni è cresciuto dello 0,3% e il grado di copertura (2013 su 2013) mostra un rapporto a favore delle esportazioni dell’1,71, è un dato fra i più alti dell’intera regione.

Se ci soffermiamo un momento sul valore delle esportazioni, troviamo immediata conferma della nostra consistenza: abbiamo venduto prodotti manifatturieri nel mondo per 8.500 milioni, siamo al quinto posto fra le province lombarde. Pur senza disconoscere casi significativi di crisi aziendali, con i loro riflessi sociali, le oltre 70.000 imprese attive della Brianza hanno reso possibile mantenere al 68,2% il tasso di occupazione: è il più alto in Lombardia e la media regionale si ferma al 64,9.
In valore numerico, gli occupati nella provincia di Monza e Brianza, a marzo di quest’anno, erano 389.000, di cui 50.000 dipendenti di imprese nostre associate! Affondando meglio lo sguardo ci accorgiamo di avere anche il più alto tasso di occupazione femminile: 61,8. Lo 0,8% in più di Milano. Questi risultati, in un momento così difficile, si raggiungono con la forza delle imprese ma le imprese devono essere sostenute da una adeguata azione di CONFINDUSTRIA e noi come CONFINDUSTRIA territoriale lo stiamo facendo.

Ci siamo impegnati a sostenere a fondo il sistema delle imprese sia attraverso l’azione diretta della nostra Associazione che della nostra società di servizi, AimbServizi. E i risultati li abbiamo visti. Ci siamo sforzati di mettere in campo strumenti operativi efficaci da offrire alle imprese associate. A partire dal credito, che resta un problema aperto soprattutto per le piccole e le medie imprese, ossatura del nostro sistema economico.

Grazie anche al lavoro svolto dal Comitato Piccola Industria, che tradizionalmente è impegnato sul fronte del credito, siamo stati in grado di definire con Banca popolare di Milano la messa a diposizione di un plafond di 400 milioni di euro per il finanziamento straordinario di progetti di innovazione e internazionalizzazione
Ad oggi, sono stati erogati quasi 300 milioni di euro alle imprese nostre associate.

La nostra azione si realizza anche attraverso i legami con le banche del territorio che ci hanno sostenuto nell’operazione “Il Cittadino” (di cui dirò fra poco). Banche solide, vicine alle esigenze delle imprese, delle persone e delle istituzioni monzesi e brianzole. Le BCC di Lesmo, Triuggio, Barlassina, Carate e il Banco di Desio lavorano con noi per sostenere le nostre imprese. Con il Banco di Desio, in particolare, stiamo valutando operazioni straordinarie di grande portata sia nel leasing che nel factoring. Ancora una volta Confindustria e le banche locali fanno sistema! E’ un’antica consuetudine!

Per il credito, inoltre, all’attività più concreta di servizio stiamo affiancando – come CONFINDUSTRIA MB – una spinta per il cambiamento culturale dell’impresa, che deve dialogare con il sistema creditizio portando dati ed informazioni oggettivi e trasparenti. E quindi ci aspettiamo altrettanto dai nostri interlocutori bancari.

Siamo un tessuto industriale ancora solido, anche se colpito e cambiato dalla crisi. Dobbiamo però pensare al futuro e ricostruire quella parte di tessuto economico distrutto dalla crisi: non è facile recuperare le perdite manifatturiere. Per farlo, serve soprattutto recuperare attrattività agli occhi degli investitori e anche su questo ci stiamo impegnando. Cerchiamo anche di far crescere nuove imprese, con un progetto dei Giovani Imprenditori dedicato alle start up che prevede la loro “adozione” da parte di imprese associate interessate a sviluppare il loro prodotto.

Ad oggi, sono state selezionate 28 start up, di cui 14 nel settore manifatturiero, che sono tuttora attive e che abbiamo gratuitamente inserito fra le imprese associate per dare loro un supporto diretto e continuativo. Alcune di loro stanno inoltre lavorando a progetti in partnership con consolidate imprese del territorio.

Un’altra iniziativa di grande peso, svolta in collaborazione fra Giovani e Piccola, è il Business Matching: una giornata di incontri btob che nell’ultima edizione, del mese scorso, ha visto la partecipazione di 420 imprese, suddivise in 21 tavoli tematici. Questo testimonia chiaramente che il ruolo di Confindustria MB è anche quello di favorire con eventi come questi occasioni ed opportunità di contatti fra imprese del territorio con l’obbiettivo di essere da stimolo per il mercato.

Con l’avvio della mia presidenza, abbiamo progressivamente introdotto nuovi servizi ad alto valore aggiunto, che si sono affiancati a quelli già offerti e stanno dando un significativo supporto alle imprese. L’ultimo creato, nel mese di aprile, è lo Sportello Urbanistica e Territorio, un servizio di assistenza e consulenza che pensiamo possa costituire un valido supporto alle imprese per meglio comprendere gli aspetti normativi e per i rapporti con le amministrazioni comunali. Lo Sportello è una risposta a quanto accaduto con il PTCP della Provincia ma parte anche dalla consapevolezza che l’assetto del territorio incida direttamente sulla competitività delle imprese ed è dunque un tema che la nostra Associazione deve coprire. Ringrazio Guido Locati, delegato dal Consiglio a seguire la materia, per quanto sta positivamente facendo. Queste sono alcune delle iniziative svolte sul fronte interno, associativo. Ma, certi di interpretare correttamente il ruolo egemone che ci compete, abbiamo offerto le nostre competenze a tutto il territorio, che ha necessità di ripensarsi e ricostruirsi.

L’anno scorso, proprio di questi tempi, abbiamo istituito – in collaborazione con gli assessorati  alle attività produttive della  Provincia e del Comune di Monza – un Tavolo Permanente per lo Sviluppo del Territorio, che riunisce una serie di soggetti pubblici e privati oltre al Distretto Green &High Tech. L’obiettivo era la condivisione delle opportunità messe a disposizione dal legislatore a tutti i livelli – regionale, nazionale, europeo – da utilizzare al massimo con il fine ultimo dello sviluppo.
Posso annunciare che, nonostante le difficoltà legate anche alle riforme della pubblica amministrazione locale, stiamo ragionando sulla possibilità di creare un parco tecnologico che dia una ulteriore spinta all’innovazione complessiva realizzata dal nostro tessuto manifatturiero e favorisca il trasferimento delle conoscenze dalle grandi alle piccole imprese. Contiamo di usare a fondo i bandi Horizon 2020 per finanziare questo progetto ambizioso che è nelle corde della Brianza e terremo naturalmente informata la Regione per quanto di sua competenza e per condividere una strategia proattiva.

Nell’ambito del Tavolo, stiamo inoltre lavorando ad un progetto per la realizzazione della banda ultralarga, anche con l’utilizzo di tecnologie satellitari, che al momento è un deficit infrastrutturale della Brianza.
Ma esistono altre eccellenze del nostro territorio che occorre mettere a sistema e a fattore comune. Dire che Monza è famosa nel mondo per il suo autodromo è scontato e forse è anche una banalità. Ma è una banalità vera in un contesto locale che, ultimamente, sembra essere stato poco attento a salvaguardare uno dei propri gioielli: nella patria dello sport motoristico abbiamo perso le gare del Mondiale Superbike e rischiamo di perdere il Gran premio d’Italia di Formula!

L’autodromo il nostro asset più importante. Infatti, molto prima che si percepisse il concetto di Made in Italy e quando ancora l’età industriale italiana non aveva visto la luce, l’Autodromo si faceva un nome nel mondo. Da allora il circuito di Monza rappresenta emozione, innovazione, eccellenza, qualità, ricerca. Non è un caso che il territorio di Monza e Brianza si sia poi plasmato su questi valori. Purtroppo da tempo il rapporto tra eccellenza del territorio, l’Autodromo, ed il territorio dell’eccellenza, Monza e Brianza, è venuto meno: un declino non più accettabile. Non posso, non possiamo da imprenditori, da brianzoli assistere a tutto questo senza far nulla. L’immobilismo non ci appartiene!

Per questo ho sentito il dovere di mettermi a disposizione ponendo la mia candidatura alla presidenza dell’Autodromo per condividere e attuare un progetto per rivitalizzarlo e rilanciarlo, per dare voce alle necessità delle imprese e per garantire le ricadute economiche che giustamente spettano al nostro territorio. Ci sono idee innovative, imprenditori capaci, progetti chiari. Ne va della credibilità del nostro territorio e del suo tessuto produttivo, da sempre in grado di reagire e progredire.
Sempre restando nell’ambito della nostra volontà di restituire al territorio, sotto forma di impegno per il bene comune, quanto noi imprenditori abbiamo ricevuto storicamente per le nostre imprese, non senza una certa emozione annuncio il nostro coinvolgimento diretto nell’Editoriale Il Cittadino. Nei giorni scorsi, abbiamo infatti condotto a termine una operazione finalizzata in primis a contribuire al salvataggio dell’Editoriale Il Cittadino, in difficoltà economica per la crisi che ha globalmente investito il settore dell’editoria. Lo abbiamo fatto entrando nel capitale ma con l’intento di essere editori super partes, rispettosi dell’autonomia e della tradizione culturale di una testata storica che ha sempre saputo interpretare la nostra comunità e i suoi valori.

Valori che sono anche i nostri e chi si fondano sulla responsabilità personale, sul valore delle imprese, sul riconoscimento del merito, sulla solidarietà e la coesione sociale, che ci auguriamo restino sempre la caratteristica distintiva della Brianza e le consentano di vivere altre stagioni di crescita e di sviluppo.
In questi anni, in cui tanto si parla di cultura ma si fa ancora veramente poco per sprigionare tutte le potenzialità economiche legate al nostro straordinario patrimonio, abbiamo inventato e portato quest’anno alla seconda edizione il festival della musica e delle arti performative Monza Visionaria, che tra l’altro ha avuto la forza di uscire dai confini della città e “conquistare” altri comuni della Brianza, valorizzando i loro luoghi storici e monumentali. Più di 6.000 persone hanno complessivamente assistito agli spettacoli in cartellone. E’ un successo di cui siamo orgogliosi e che condividiamo con il Comune di Monza nostro partner, con i sostenitori privati e pubblici e con 3 piccole imprese, nostre associate, che hanno creduto nel progetto e garantito un sostegno, sono: Istituto Italiano dei Plastici, Magazzini Generali della Brianza, Meregalli Termotecnica.

Abbiamo aperto le porte dell’Associazione alla poesia e alle scuole: oltre 200 studenti dei nostri licei classici hanno partecipato alle lectio poe magistralis che abbiamo organizzato con la Casa della Poesia di Monza e che hanno visto la presenza di alcuni fra i più importanti poeti italiani.

Non abbiano ignorato, infine, il fronte delle debolezze sociali. Proprio in questi giorni, le nostre aule dedicate alla formazione ospitano 20 donne che, rimaste senza lavoro, stanno provando a ripartire da un progetto imprenditoriale personale. In collaborazione con la Consigliera per la Parità della Provincia, Serenella Corbetta, abbiamo organizzato per loro un corso di formazione gratuito che fornirà gli strumenti conoscitivi e operativi per avviare una loro attività autonoma e rientrare nel mondo del lavoro da protagoniste. A questo proposito, ci tengo a sottolineare che, su nostra richiesta, tutti i docenti interpellati hanno subito accettato di tenere gratuitamente le loro lezioni. Li ringrazio di cuore e auguro a tutte le donne il successo che  meritano.

Sul fronte socio-sanitario, siamo a fianco del Comitato Maria Letizia Verga (saluto e ringrazio Giovanni Verga, il cuore e l’anima del Comitato) per il grande progetto della costruzione dell’ospedale per i bambini e la cura delle leucemie infantili, che penso abbiate visto nei pannelli all’ingresso. In particolare, finanzieremo la costruzione di una camera completa di arredi e della attrezzatura sanitaria di base.

Cari amici, come potete intuire dall’importante parterre di ospiti relatori, quest’anno abbiamo voluto porre al centro dell’analisi della nostra assemblea tre grandi temi:

  1. le imprese, motore di ogni sviluppo e di ogni crescita; e chiederei proprio all’amico Tronchetti Provera un approfondimento su questo tema magari legandolo al tema della sopravvalutazione dell’euro ma anche dell’alto valore aggiunto dell’export italiano;
  2. il lavoro, di cui dobbiamo riscrivere le regole innanzitutto per farlo tornare e poi per fare in modo che ognuno – e i giovani in particolare – mantenga la propria occupabilità per tutto l’arco della propria vita lavorativa: è chiaro che il tasso di disoccupazione a livello di quello del 1977 conferma una politica del lavoro sostanzialmente fallimentare;
  3. Expo 2015, infine, come occasione economica da non sprecare nell’immediato e come base sulla quale costruire e ampliare l’internazionalizzazione delle nostre imprese.

L’azione del Governo sta tracciando una salutare accelerazione riformatrice per il paese, a partire dal riassetto istituzionale. L’attuazione è ora il banco di prova fondamentale e richiede un impegno deciso del Governo affinché le misure programmate non finiscano nel limbo degli annunci e possano dare vita ad un progetto di sviluppo e di cambiamento realmente strutturale.
I risultati delle elezioni europee ci dicono con chiarezza quanto gli italiani vogliano la stabilità e la tenuta del quadro politico che deve consentire al Governo di fare le riforme necessarie e rimettere in corsa il nostro paese. Al premier Renzi, ai suoi ministri e ai partiti che lo sostengono sono stati dati dagli elettori una linea di credito e un mandato chiaro: fare le riforme anticrisi prima di tornare al voto. E’ un mandato a cui anche Confindustria Monza e Brianza si associa, con la consapevolezza che un nuovo fallimento ci porterebbe davvero a una situazione di non ritorno.

Vanno rafforzate senza più rinvii le misure per la competitività delle imprese. La riduzione dell’Irap al 10% annuo a regime è un passo troppo timido. Non può che essere un primo segnale, cui dovrà necessariamente seguire una riduzione strutturale e sostanziale del costo del lavoro pagato dalle imprese, vero nodo da sciogliere per favorire la ripresa. Resta, inoltre, il timore che l’aumento della tassazione sulle rendite finanziare a copertura del taglio dell’Irap possa penalizzare l’accesso delle imprese a canali di finanziamento alternativi a quello bancario, in una fase di persistente contrazione del credito.
E proprio per riattivare la liquidità, sarà decisivo il capitolo dei pagamenti dei debiti PA. Va al più presto completata l’operazione di smaltimento dell’arretrato e posti paletti affinché non si ripetano mai più simili situazioni. Occorrerà però verificare se le misure allo studio siano sufficienti.

E’ positiva l’attenzione dedicata al Fondo di Garanzia per le pmi, alla nuova Sabatini che le imprese della Brianza stanno utilizzando a fondo, allo sviluppo di strumenti finanziari alternativi al credito e la proposta di promuovere la patrimonializzazione delle imprese in particolare rifinanziando l’ACE (Aiuto alla Crescita Economica). Bene anche la flessibilità sull’utilizzo dei fondi strutturali a sostegno degli investimenti. Ma dobbiamo rivedere la definizione di PMI in modo attuale con i tempi per non tagliare fuori da tutti questi benefici le medie aziende virtuose ed internazionalizzate, così ben radicate in Brianza.

Va nella giusta direzione il taglio dell’Irpef ai redditi più bassi, un provvedimento che Confindustria aveva giudicato necessario già l’anno scorso, nel Progetto per l’Italia, perché restituisce potere d’acquisto e contribuisce e rianimare i consumi e il mercato interno.

Non sembra, invece, esserci un analogo impegno nel settore degli investimenti pubblici in infrastrutture in cui non si registrano sostanziali segnali di inversione di tendenza rispetto alla notevole riduzione delle risorse verificatasi negli scorsi anni. Anche nel settore dello sviluppo sostenibile, le misure previste non appaiono coerenti con gli obiettivi di efficienza energetica e di crescita della green economy previsti dai target europei per il 2020.

Infine, è positivo l’impegno del Governo a rendere la spending review un esercizio permanente, in grado di portare a una riduzione strutturale della spesa pubblica attraverso un miglioramento dei processi e delle organizzazioni delle PA.
Resta per molti versi ancora aperto il grande e complesso capitolo del lavoro. Il problema prioritario oggi è rimettere in moto la creazione netta di posti di lavoro. Le misure varate dal Governo – in un intervento urgente e congiunturale – vanno giustamente in questa direzione. Ma abbiamo però un grande divario di competitività da recuperare: tra il 2000 e il 2013 il costo del lavoro per unità di prodotto nel nostro settore manifatturiero è cresciuto del 36% mentre in Germania è diminuito del 4%. Anche la Spagna, a lungo poco virtuosa come noi, negli ultimi 4 anni è riuscita ad invertire il trend e a ridurre il divario con la Germania. L’andamento delle due componenti del CLUP – il costo del lavoro e la produttività (per ora lavorata) – mostra chiaramente che il nostro problema è soprattutto la produttività.

Dal 2000 al 2013, il costo del lavoro in Italia è aumentato di 10 punti più che in Germania ma la produttività tedesca è aumentata di 30 punti più che in Italia.

Per recuperare competitività dobbiamo:
tendere ad un mercato del lavoro meno segmentato con un contratto a tempo indeterminato più flessibile; una maggiore possibilità di utilizzo del tempo determinato, con soglia che dovrebbe essere innalzata al 20% sul totale degli indeterminati; un apprendistato più flessibile e meno oneroso nella parte formativa;
riformare profondamente il sistema degli ammortizzatori sociali arrivando ad avere solo la cassa integrazione guadagni e l’ASPI, finanziati con la contribuzione e la fiscalità generale;
favorire la contrattazione aziendale virtuosa che lega i salari ai risultati di redditività e produttività come avviene nei principali paesi europei.
E’ una sfida strategica che ci auguriamo il Governo abbia la volontà e la forza di realizzare e ci aspettiamo dal sindacato segnali concreti ed innovativi. Come ben sottolineato dal nostro Presidente Squinzi: Basta liturgie! Serve decidere rapidamente.

Abbiamo anche colpevolmente abbandonato il programma di rilancio industriale avviato nel 2006 con “Industria 2015”; gli altri paesi europei hanno invece investito in questa direzione e la stessa Unione Europea oggi è convinta che tutto debba ripartire dal rilancio dei territori. E’ una partita, presidente Maroni, da giocare insieme alla Regione.
Dobbiamo puntare con forza sui cluster che sono stati creati e metterli compiutamente in moto perché è proprio all’interno di queste aggregazioni che si stratificano le conoscenze, si verifica lo sviluppo cumulativo delle attività manifatturiere e si creano le nuove aree di competitività. E’ un fenomeno in atto in tutti i paesi di più antica industrializzazione: dobbiamo trattenere le conoscenze per difendere la manifattura e ricreare quella perduta con un alto tasso di invenzione e di innovazione.

Pensiamo all’impegno e alle politiche dedicate degli Stati Uniti per il reshoring, il ritorno in patria delle attività delocalizzate.
Dobbiamo puntare con convinzione sull’additive manufacturing, sono tecnologie che rivoluzioneranno non solo la prototipazione ma anche la meccanica che ancora oggi si basa su lavorazioni che asportano il materiale (si pensi alle macchine e controllo numerico) e non che lo aggiungono. Noi siamo in gran parte imprenditori della meccanica (il 40% circa del totale) e  questa è una tecnologia che impatterà profondamente sul nostro settore e sul nostro modo di fare industria. Mi sento di dire: assorbiamo queste tecnologie, facciamole nostre e sviluppiamole. Abbiamo in Brianza uno dei migliori tessuti imprenditoriali  e manifatturieri al mondo dove il digital manufacturing o additive manufacturing può avere uno straordinario successo ed essere fattore unico di competitività.

Quindi mettiamo a frutto le nostre competenze e rimettiamoci in gioco  per implementare una nuova politica industriale che abbia l’obiettivo di ancorare lo sviluppo manifatturiero al nostro territorio.

Per quanto riguarda Expo 2015, senza dubbio – come hanno più volte dichiarato il presidente Sala e soprattutto la presidente Diana Bracco – il cibo è un grande tema italiano, che Expo 2015 racconterà mettendo in evidenza le nostre innumerevoli eccellenze e portando contributi scientifici di altissimo livello su una questione essenziale per tutta l’umanità.

La Brianza però, come dire, fa eccezione. Come ho accennato poco fa, nonostante tutto, restiamo una delle grandi aree manifatturiere in Italia e in Europa ma – proprio per questo – non siamo più grandi coltivatori e produttori di cibo. Il sorpasso degli addetti all’industria sugli addetti all’agricoltura, nella zona di Monza, viene rilevato già dal Censimento generale del 1901: da allora il trend è sempre proseguito in modo lineare.

Che fare allora? Ci siamo chiesti in Confindustria Monza e Brianza. Sicuramente non tralasciare un’occasione così significativa, è la risposta che ci siamo immediatamente dati, tanto più in un momento di persistente difficoltà. Come? In primis, contribuendo ad incrementare il Pil del territorio e quindi dando alle imprese l’aiuto necessario ad entrare in contatto con i Partecipanti ad Expo 2015 per proporre i loro prodotti/servizi per la costruzione e la gestione dei Padiglioni. E, in una prospettiva più ampia, aumentando i contatti internazionali fra le imprese per accrescere ulteriormente il nostro export.
Ovviamente, era necessario creare lo strumento specifico per fare tutto ciò. Ci siamo fatti parte attiva e abbiamo coinvolto dapprima la Camera di commercio e in rapida sequenza le altre associazioni di categoria della provincia di Monza e Brianza ed altri soggetti nella costituzione di una associazione temporanea di scopo – BRIANZA@EXPO2015 – che ha il compito specifico di presentare ai Commissari generali per l’Expo dei vari Paesi il tessuto economico della Brianza e rappresentare un gruppo selezionato di imprese del territorio quali possibili fornitori.

Agiamo anche attraverso una società di relazioni internazionali che ha il compito di individuare per noi i Commissari e proporre loro una visita in Brianza, che organizziamo “su misura” in base alle necessità precedentemente indicate ma che segue un format comunicativo consolidato e che ha un punto di forza negli incontri btob fra i decisori e le imprese potenziali fornitrici. Abbiamo incontrato fino ad ora i Commissari generali per l’Expo di 7 paesi, i decisori di una impresa multinazionale e compiuto una missione negli Emirati Arabi. Stiamo formulando le prime offerte mentre prosegue un calendario di nuove visite.

Voglio aggiungere che, nei primi momenti, molti – anche all’interno del sistema Confindustria – hanno guardato con un po’ di scetticismo alla nostra iniziativa, che non puntava sulla presenza diretta nel Padiglione Italia, anche per il nostro non grande feeling con il cibo pur in presenza di alcune eccellenti imprese di trasformazione alimentare,  e non prevedeva budget da milioni di euro. Noi abbiamo volutamente dato alla nostra azione un taglio business.
E mi fa piacere raccontarvi che, superata la prima euforica fase, in molti anche fra le territoriali di Confindustria hanno cominciato a guardare con interesse al “modello Monza”, poco costoso, concreto e – speriamo – portatore di importanti risultati per le proprie imprese.

Sono con noi oggi importanti relatori – e li ringraziamo in modo particolare per avere accolto il nostro invito: La loro presenza è la più diretta ed eloquente testimonianza del posizionamento e delle reputazione della Brianza in Italia e nel mondo.
Ai “danni di guerra” che intenzionalmente ho riportato proprio nella parte iniziale della mia relazione – perché non sfugga a nessuno la gravità della situazione e il rischio che ancora corriamo – possiamo però affiancare molti solidi punti di forza. Alla Brianza interessano i mercati di tutto il mondo, come testimoniano i dati sul commercio estero che ho citato in apertura. Le imprese della Brianza e le famiglie che le guidano hanno continuato ad investire per restare competitive e ampliare i loro mercati. Abbiamo davanti a noi altra strada da percorrere.

Expo 2015, che si avvicina a grandi passi, sarà una grande occasione per incrementare le relazioni commerciali delle nostre imprese e aumentare il loro business. Anche noi, insieme all’Italia, confermiamo la nostra fiducia in Expo quale straordinaria occasione di sviluppo – non solo nell’immediato ma anche per l’onda lunga delle sue ricadute positive sull’economia – e noi saremo pronti a coglierla.

Cari amici oggi noi tutti dobbiamo acquisire una nuova consapevolezza:
– la nuova politica industriale deve partire dai territori e soprattutto dai territori ad alto contenuto manifatturiero;
– serve una forte azione di rinnovamento senza la quale è impossibile superare vecchie ideologie che oggi saboterebbero ogni tentativo di rilancio.

Monza e la Brianza hanno una straordinaria identità manifatturiera …ed è il solo e vero cuore manifatturiero dell’area metropolitana. Questa è una forza unica, indiscutibile che pesa e peserà sempre di più.

Forte di questa consapevolezza e identità, Confindustria Monza e Brianza deve acquisire con convinzione un ruolo guida sul territorio per cogliere nuove opportunità e trasformarle in concrete ricadute di crescita e competitività per le nostre imprese.
Questo è un percorso obbligato, questo è quello che ci chiedono le nostre aziende e i nostri imprenditori e lo potremo raggiungere con successo solo con una forte unità di intenti ma soprattutto con un forte senso di responsabilità, che noi in primis ci stiamo già prendendo con convinzione.

Grazie cari amici e non dimenticate che finché c’è Brianza c’è speranza.

 

Articolo di Riccardo Speziali ripreso dal sito mbnews.it

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