Finanziarsi in banca costa ancora troppo e i tassi di interesse potranno solo salire in futuro

Ha fatto tutto Milano Finanza, intervenendo sul tema del credito all’economia reale con un pezzo che suonava così:

In Italia finanziarsi allo sportello costa ancora troppo, nonostante l’Euribor a tre mesi sia sotto lo 0,1%. Una recentissima analisi di Banca d’Italia rivela che ad agosto il tasso medio applicato, per esempio, alle famiglie che hanno fatto ricorso al credito al consumo si è attestato al 9,34%. Mentre per chi va in rosso sul conto il tasso medio è stato del 4,89%. Ancora, per le imprese non finanziarie che hanno chiesto prestiti fino a un milione di euro il tasso medio è risultato del 3,97%.

Insomma, non sorprende che non ci sia la corsa di famiglie e imprese per chiedere i 23 miliardi di euro erogati alle banche dalla Bce di Mario Draghi in occasione della prima asta Tltro dello scorso settembre. Peraltro si tratta di finanziamenti concessi agli istituti di credito a tassi quasi nulli (0,15%) proprio per essere impiegati nell’economia reale. Logico quindi attendersi che i costi applicati a loro volta dalle banche ai clienti non siano alti. E invece no. D’altronde i tassi fissati per legge (a partire dai tassi effettivi medi di mercato, Tegm, rilevati trimestralmente dalla Banca d’Italia presso i singoli intermediari finanziari) al di sopra dei quali scatta l’usura arrivano ancora a superare il 24%.

È il caso per esempio degli scoperti senza affidamento fino a 1.500 euro, che per il quarto trimestre prevedono un tasso-soglia del 24,18% annuo. Ciò vuol dire che una banca potrebbe arrivare ad applicare tale costo del denaro senza ricadere nell’usura. Nei crediti personali i tassi massimi arrivano al 19,15%. E non va meglio a chi va in rosso con il fido. Le aperture di credito in conto corrente possono arrivare a costare il 18,525% fino a 5 mila euro, il 16,6% oltre 5 mila euro. Su livelli simili sono gli altri finanziamenti per famiglie e imprese: qui il tasso-soglia è fissato al 17,36%. Per gli sconti commerciali delle fatture si può andare oltre il 15%. I tassi medi applicati effettivamente sul mercato sono inferiori, ma restano comunque molto spesso a doppia cifra.

Poi ha dovuto ospitare la risposta del Direttore Generale dell’ABI Giovanni Sabatini:

I numeri, si dice, non sono opinioni, quindi dovrebbero parlare da soli. “Si’, ma bisogna anche saperli leggere. Soprattutto in un momento come questo, in cui l’allarme e la preoccupazione dei cittadini e delle imprese per la situazione economica e’ alto”. Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi, scrive Milano Finanza, nega decisamente che le banche italiane stiano applicando tassi troppo alti e che questa possa essere la causa del credit crunch.

Guardando le cifre del Mef risulta che per le aziende, gli anticipi e gli sconti commerciali vengono concessi con tassi medi al 9,3%, all’8,11%. Per il factoring sono stati registrati tassi medi al 6,83% e al 4,5%. Restando alle note informative risulta che i tassi massimi applicati per i prestiti a medio termine risultano intorno al 10%. “I tassi sono già’ scesi”, continua Sabatini. “I primi dati, si riferiscono agli stock dei prestiti in essere e sono calcolati come medie semplici, a cui si arriva mettendo insieme contratti non omogenei e peraltro stipulati in tempi storici diversi. Non e’ la stessa cosa chiedere un prestito per 5 mila euro, per 50 mila o per 500 mila. In quelle cifre, inoltre, ci sono creditori che hanno meriti creditizi molto diversi, e questo si ripercuote inevitabilmente sui tassi.

Dentro il calcolo sui crediti in conto corrente ci finisce anche il tasso di chi ha effettuato sconfinamenti, che e’ inevitabilmente molto piu’ alto degli altri”, aggiunge il direttore generale. “Se consideriamo il tasso medio di interesse su tutti i finanziamento alla clientela e il costo di tutta la raccolta lo spread e’ di soli 200 punti base, e’ un livelli storicamente basso. Guardi che fare piu’ credito e’ in primo luogo un nostro interesse, certo dobbiamo farlo con attenzione, perche’ i soldi che noi prestiamo sono sempre di altri clienti, che devono anch’essi essere tutelati. E a dimostrazione che non stiamo applicando tassi elevati, le cito un dato che lei non ha tirato fuori, quello della crescita dei mutui per le abitazioni. Le nuove erogazioni nei primi sette mesi sono salite su base annua del 29%. Tra gennaio e agosto sono stati erogati mutui per 14,6 miliardi, contro gli 11,4 dello stesso periodo e i tassi sono i piu’ bassi di sempre, intorno al 3%, mentre pochi anni fa erano circa il doppio”, spiega Sabatini.

Avete capito qualcosa da questo simpatico botta e risposta? Ovviamente poco, perché i confronti non sono omogenei, e su questo Sabatini ha ragione, perché si mescola il credito ai privati con quello alle imprese, perché si considerano i tassi praticati sugli scoperti di chi non ha ottenuto un fido in banca, a confronto con quelli di chi il fido l’ha avuto. Perché la risposta dell’ABI mescola il problema del costo con quello della disponibilità del credito aumentando la confusione.

In totale così si fanno articoli e titoli ma anche tanta confusione. Se volete sapere quali sono i tassi effettivamente riportati dalla Banca d’Italia nei suoi bollettini statistici i dati sono chiari, cominciando dalle operazioni a revoca (normalmente comprendono scoperti di c/c e autoliquidanti) esaminate nel periodo giugno 2010- giugno 2014. I tassi sono saliti fino a metà 2012 e poi sono rimasti stabili,  con segnali di discesa molto modesti nonostante quello che dice ABI.

I tassi praticati alle imprese sono elevati, sono molto diversi per dimensione e non sono mai scesi veramente in questi ultimi 4 anni, non ci sono altre verità. Nè quando la liquidità era scarsa, né quando è diventata più abbondante.

Semplicemente perché i tassi praticati alle imprese riflettono la copertura del rischio (percepita sempre più in crescita) e la necessità per le banche di fare più profitti con meno volumi. Anche queste sono cose che i lettori di Consulenza Finanziaria sapevano già.

 

Articolo ripreso da linkerblog.biz – autore: F. Bolognini

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