Fallisce il piano di austerita’ in Portogallo

Il governo portoghese dei socialdemocratici di Pedro Passos Coelho ha presentato un nuovo piano di austerità per i prossimi due anni, nel tentativo di evitare il default e convincere le autorità europee di avere la forza necessaria per superare la crisi. Il nuovo piano prevede un aumento delle imposte e nuovi tagli alla spesa per ridurre il deficit di un ulteriore 6 per cento del prodotto interno lordo rispetto a quanto si sarebbe ottenuto con le attuali politiche.

Nel 2012 e nel 2013 i dipendenti pubblici riceveranno due mensilità in meno e ci saranno tagli per le pensioni superiori ai 1000 euro. Il settore privato potrà estendere la giornata lavorativa di 30 minuti senza dover pagare gli straordinari agli impiegati per la mezzora in più di lavoro. I tagli fino al 5 per cento effettuati in precedenza agli stipendi dei dipendenti pubblici saranno applicati anche l’anno prossimo, così come i tagli alla sanità e all’istruzione, gli aumenti delle tariffe per i trasporti pubblici e le imposte sui carburanti. Il Portogallo sta ricevendo circa 78 miliardi di euro dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale per evitare lo stato di insolvenza. In cambio si è impegnato a tagliare il deficit del 5,9 per cento del prodotto interno lordo quest’anno, del 4,5 per cento nel 2012 e del 3 per cento nel 2013.

Il piano del governo portoghese è complessivamente più duro rispetto alle iniziative di austerità assunte in altri paesi europei, come Italia e Spagna. A differenza di questi due paesi, spiegano gli economisti, il Portogallo non ha ormai molte altre alternative per evitare il rischio del fallimento che da mesi interessa la Grecia e che ha già colpito anche l’Irlanda. Il paese ha già ricevuto diversi miliardi di euro da parte dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale e deve rispettare i patti, che prevedono una sensibile riduzione del deficit in tempi rapidi.

Fino a ora in Portogallo non si sono verificate grandi proteste, a confronto con quanto accaduto in Grecia e in Spagna. Dopo la presentazione della nuova manovra, i principali sindacati del Portogallo hanno annunciato di voler organizzare un nuovo sciopero generale, il primo da novembre 2010. I rappresentanti sindacali dicono che il nuovo piano di tagli inciderà sulle fasce più deboli della popolazione, riducendo le loro disponibilità per i consumi e di conseguenza tagliando le possibilità di crescita dell’economia del paese.

«Uno dei vantaggi di avere una crisi così chiara è che questa viene percepita dalla popolazione come un’emergenza nazionale. Tutti sanno che bisogna contribuire perché questi provvedimenti possano funzionare», ha spiegato il ministro dell’Economia, Vitor Gaspar. Il governo confida di ottenere senza particolari problemi il via libera del Parlamento per il nuovo piano. La maggioranza è solida e si è formata pochi mesi fa, dopo la vittoria elettorale di Pedro Passos Coelho, succeduto al governo socialista guidato da José Sócrates. Secondo gli analisti il periodo di recessione in Portogallo andrà probabilmente avanti fino alla fine del prossimo anno. Gaspar confida che le nuove misure possano ugualmente portare a un nuovo periodo di crescita, soprattutto grazie a una trasformazione dell’attuale sistema economico e, in parte, del mercato del lavoro nel paese.

Articolo ripreso da ilpost.it