Fallimenti aziendali in diminuzione

Rallenta la corsa ai fallimenti aziendali delle imprese italiane: in 11 mesi le procedure fallimentari aperte dalle aziende sono state 12.583, contro le 13.223 dello stesso periodo del 2014. Una contrazione del 4,8%, che segna un’inversione di tendenza. I dati arrivano da Unioncamere, il cui presidente non ha dubbi: «Il segnale che giunge dal rallentamento delle procedure fallimentari è certamente positivo e ci conferma che il sistema produttivo italiano sta uscendo dalla grave crisi degli ultimi anni. È il risultato migliore dall’inizio della crisi».

Nel commercio il 25,3% delle procedure aperte
Il calo si registra in tutte le principali forme giuridiche, tranne che per le cooperative e i consorzi, che registrano un lieve incremento. Il settore che contribuisce maggiormente in termini assoluti è il commercio (3.186 fallimenti aperti negli undici mesi, pari al 25,3% del totale), seguito dalle costruzioni con 2.824 eventi (22,4%) e l’industria manifatturiera con 2.654 (21,1%). Rispetto alla struttura imprenditoriale italiana, che conta circa 6 milioni di imprese registrate negli archivi delle Camere di commercio, il fenomeno delle aperture di procedure fallimentari riguarda comunque un numero di imprese molto limitato, nell’ordine di 2,1 unità ogni mille.

Per manifattura e costruzioni boccata d’ossigeno
Quanto all’incidenza del fenomeno – al netto dei settori di minori dimensioni per numero di imprese – l’esposizione delle imprese al rischio di fallimento è più elevata tra le attività dei trasporti e magazzinaggio (3,6 procedure aperte ogni mille imprese esistenti). Tra i settori di maggiori dimensioni quelli che più degli altri hanno tirato una boccata d’ossigeno rispetto al 2014 sono stati le attività manifatturiere (-11,7%) e le costruzioni (-10,3%). A peggiorare la performance dell’anno precedente sono stati, in particolare, i servizi alle imprese (+9,3%) e le attività di alloggio e ristorazione (+8,6%).

fallimenti aziendali una piaga spesso inutile
Il numero dei fallimenti aziendali è in costante diminuzione: proseguire’ questo trend nel 2018?

Ma il calo ha riguardato solo 11 regioni su 20
A livello territoriale emerge il quadro si fa più frastagliato. Su 20 regioni, infatti, la contrazione nell’apertura di nuovi fallimenti si limita a 11 regioni, mentre nelle rimanenti 9 (in ordine alfabetico Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto) fa segnare incrementi, seppure di diversa intensità. In termini assoluti, la regione con il maggior numero di procedure aperte tra gennaio e novembre è la Lombardia (2.633), seguita dal Lazio (1.461) e dal Veneto (1.162). Anche in termini relativi (espressi dal rapporto tra procedure aperte e numero di imprese residenti sul territorio), la regione con il tasso di fallimento più elevato è la Lombardia (con 2,8 nuove procedure ogni mille imprese). Seguono Toscana (2,5) e Veneto (2,4). Sul fronte opposto, le regioni dove quest’anno i fallimenti hanno inciso di meno sul tessuto imprenditoriale locale sono la Basilicata (0,8 procedure aperte ogni mille imprese) la Valle d’Aosta (1,2) e la Sardegna (1,3).

Vicari (Mise): «Segnali dell’ormai innegabile ripresa»
Dal governo arriva il commento della sottosegretaria allo Sviluppo economico, Simona Vicari: «Questo dato è l’ennesimo segnale della ormai innegabile ripresa in atto e si aggiunge ai già ottimi risultati sull’occupazione certificati due giorni fa dall’Istat». Per Vicari, «ci stiamo lasciando alle spalle i dati da “zerovirgola” e stiamo raggiungendo percentuali inimmaginabili solo un paio d’anni fa».

Fonte: Blog “Gli Squali di Wall Street”

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