Dove va la figura del promotore finanziario

La partita sul futuro del promotore finanziario si gioca sul nuovo Albo dei Consulenti Finanziari. O meglio,  sui tavoli ministeriali dove sono in corso i ritocchi al testo del provvedimento che istituisce il nuovo Organismo dei promotori finanziari, chiamato ad accogliere anche i consulenti indipendenti e assumere le funzioni di vigilanza.

Un nuovo scenario normativo-regolamentare che porterà sicuramente a un ulteriore sviluppo del processo di trasformazione della figura del promotore finanziario (Pf), a iniziare dal nome. Anche se manca ancora l’ufficialità, nei lavori preparatori dell’atteso testo governativo i soggetti coinvolti hanno trovato l’accordo sulla nuova denominazione dei promotori finanziari: consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede, per distinguerli dai consulenti finanziari indipendenti.

Una denominazione eccessivamente lunga, non racchiude tutte le attività svolte da un promotore che ormai svolge tante cose, non solo la consulenza. Inoltre il nuovo termine potrebbe anche “costringere” il promotore a svolgere l’attività di consulenza, anche se in realtà, trattandosi di un servizio di investimento, non è obbligatorio.

Potrebbe decidere di limitarsi a prestare solo il servizio di collocamento. Un nome che sarà sicuramente abbreviato e tenderà a fare un po’ di confusione: tutti saranno identificati semplicemente come consulenti finanziari e per l’investitore non sarà più possibile distinguere tra chi opera con o senza mandato per conto di un intermediario.

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Il promotore finanziario: ci dispiace dirlo ma e’ una figura in via di estinzione
Il promotore finanziario finanziario è una figura peculiare del nostro ordinamento, in essere da quasi cinquant’anni (l’attività é presente in Italia già dalla fine degli anni ’60), anche se l’Albo esiste dal 1991. Una professione sempre in evoluzione, che ha indotto i promotori a sviluppare una forte capacità di portare innovazione nel rapporto con la clientela e nell’approccio con la tematica degli investimenti.

Già negli anni ’90 illustravano ai propri clienti i benchmark dei fondi, l’asset allocation e la diversificazione di portafoglio, ne definivano i livelli di rischio sostenibile, utilizzava piattaforme informatiche per la pianificazione finanziaria e previdenziale.

Con i primi anni 2000 le reti hanno introdotto nella loro offerta il multibrand fino ad arrivare a proporre anche la consulenza sui portafogli, per conto degli intermediari, secondo un percorso che potrebbe definirsi lineare. Anche in questa occasione il promotore dovrà trovare le risposte per adattarsi al nuovo contesto operativo, oltre che alla sua nuova denominazione.

Del resto, le regole di comportamento imposte dall’attività di consulenza, quali il dovere di informazione verso il cliente e di comportamento equo e trasparente, sono fattori comuni alla pianificazione finanziaria.

Le reti mandanti non si sono risparmiate in termini di formazione e dotazioni informatiche e a livello di normativa l’Italia è stata la prima a regolamentare la promozione finanziaria. Un percorso che ha progressivamente posto al centro del modello distributivo e della regolamentazione non più il prodotto ma il servizio prestato al cliente (da «logica di prodotto» a «logica di servizio»).

Da mero collocatore di prodotto il ruolo del promotore deve via via ampliarsi e trasformarsi sempre più in “collocatore di servizi”, strumentale per la soddisfazione delle esigenze e il raggiungimento degli obiettivi del cliente.

Fonte: blog “Gli Squali di Wall Street”

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