La deflazione dei prezzi e’ veramente un problema?

L’Economist ha sostenuto che la deflazione dei prezzi è «il più grande problema economico del mondo». Christine Lagarde definisce la deflazione come un «orco». Ma la fobia per la deflazione è davvero giustificata? La deflazione dei prezzi è un problema per l’economia nel suo complesso?. Noi di Consulenza Finanziaria vi proponiamo una vision un po’ diversa dal solito.

Per rispondere alla domanda, è importante dare uno sguardo imparziale al fenomeno della diminuzione dei prezzi. Un prezzo è semplicemente un rapporto di cambio storico. In ogni scambio ci sono due parti, un acquirente e un venditore. Naturalmente quando i prezzi scendono, gli acquirenti ne beneficiano. È vero che il calo dei prezzi taglia il fatturato delle imprese.

Ciononostante per le aziende non sono importanti le vendite, ma gli utili, vale a dire la differenza tra ricavi e costi. Le aziende possono guadagnare profitti a livelli di prezzo più alti e più bassi, a seconda di ciò che accade sul fronte dei costi. Infatti la diminuzione dei prezzi delle vendite conduce ad una riduzione dei costi. Le imprese dovranno sostituire i lavoratori con le macchine.

Questo significa che saranno prodotte più macchine, il che aumenterà la domanda di lavoro nel settore dei beni capitali. I lavoratori che hanno perso il posto di lavoro nel settore dei beni di consumo, potranno trovare un nuovo lavoro nel settore dei beni capitali. Lo stock di capitale cresce, senza che tale fenomeno conduca l’ambiente economico alla disoccupazione di massa.

I guai sorgono quando lo Stato impedisce ai prezzi di scendere, cioè quando impone salari minimi. La disoccupazione risultante non è causata dal calo dei prezzi in quanto tali, ma dagli interventi statali che impediscono il calo necessario degli altri prezzi (in questo caso, il prezzo del lavoro). Un argomento correlato contro la deflazione sostiene che il problema non è tanto il calo dei prezzi di per sé, ma l’aspettativa ad essi legata.

la deflazione dei prezzi e' molto meglio della inflazione alla lunga, credeteci
Deflazione dei prezzi

I consumatori potrebbero ritardare il consumo in attesa di prezzi più bassi, cosa che imporrebbe perdite alle aziende, prezzi ancora più bassi, un’ulteriore riduzione dei consumi, e così via. Di conseguenza, secondo questo ragionamento nessuno si fermerà più a fare benzina, perché ci si aspetterà che tali prezzi calino perennemente, per non parlare dell’affamamento volontario in attesa di un calo dei prezzi alimentari.

Scrutando il settore della tecnologia, in cui i consumatori si aspettano un calo dei prezzi praticamente all’infinito, non vediamo alcuna crisi o calo degli investimenti. E’ vero il contrario. Anche se i consumatori sanno che i nuovi dispositivi saranno offerti a prezzi più convenienti in futuro, le vendite di smartphone aumentano. I consumatori e le aziende non aspettano che i prezzi scendano, perché vogliono usare adesso questi prodotti piuttosto che in seguito.

Un altro argomento contro la deflazione dei prezzi afferma che alcuni costi sono fissi nel breve periodo, con conseguenti perdite per quei modelli di business altrimenti sostenibili. La maggior parte dei debiti è fissa dal punto di vista nominale. Il peso del debito reale aumenta in un ambiente economico permeato da deflazione dei prezzi.

Di conseguenza la domanda di beni e servizi da parte dei debitori scende. Ma ciò che viene generalmente trascurato, è che i creditori traggono profitto dalla deflazione dei prezzi. I creditori hanno più potere d’acquisto. I creditori vincono laddove i debitori perdono. Il peso del debito reale può aumentare a tal punto da far fallire il debitore.

Ma anche questo caso estremo non comporta un problema generale per l’economia. La società non peggiora se ci sono delle bancarotte e la proprietà passa di mano. Il vecchio proprietario perde il controllo sulla proprietà a vantaggio dei creditori, i quali hanno anticipato meglio l’andamento dei prezzi. Nel complesso, la capacità produttiva dell’economia resta invariata.

Quando il proprietario di una fabbrica va in bancarotta, la sua fabbrica e le sue macchine non scompaiono. Il fallimento implica semplicemente una ridistribuzione e un cambio di proprietà. Quando il modello di business è sostenibile, i nuovi proprietari possono continuare la produzione senza debito. Infatti, l’aumento del fardello del debito reale provocato dalla deflazione dei prezzi, ha un effetto salutare.

Riduce l’incentivo a contrarre prestiti e quindi arresta la marcia verso l’espansione artificiale del credito e l’indebitamento. Purtroppo l’analisi della causa del calo dei prezzi è spesso trascurata nel dibattito sulla deflazione. Il calo dei prezzi potrebbe essere causato da un aumento della produttività. Credere che un’economia in crescita abbia bisogno di un’offerta di moneta in rapida crescita, è solamente uno dei tanti miti economici che ancora persistono nonostante la loro falsità.

La produzione di nuovi prodotti provoca semplicemente un calo dei prezzi, il processo più naturale e salutare in un’economia. Nella seconda metà del XIX° secolo, negli Stati Uniti il calo dei prezzi e la crescita economica erano la regola. Oggi in Paesi come la Spagna i prezzi sono (finalmente) in calo, mentre i nuovi posti di lavoro creati e l’economia sono in crescita.

Tale deflazione dei prezzi è una benedizione. C’è ancora un altro mito che viene spesso utilizzato per giustificare il QE. Il mito creato da Milton Friedman secondo cui la Grande Depressione durò così a lungo perché la Federal Reserve non aumentò sufficientemente l’offerta di moneta. Attualmente i commentatori hanno paura di ripetere gli errori del 1937, quando dopo 4 anni di crescita economica apparente, l’economia statunitense ricadde in recessione.

Eppure la radice della Grande Depressione stava nella politica monetaria espansiva degli anni ’20, la quale portò ad un boom artificiale. Quando la bolla scoppiò nel 1929, venne seguita da una contrazione del credito. Il processo deflazionistico di correzione degli errori commessi durante il boom, era inevitabile. La deflazione del credito è solo una conseguenza del boom, la quale smaschera gli errori d’investimento.

Ciò che rese la Grande Depressione così intensa e lunga, furono gli errori monumentali di politica commessi dal presidente Hoover e dal presidente Roosevelt, entrambi i quali approvarono salari artificialmente più alti, tasse più alte e spesa pubblica più alta, rendendo l’economia più rigida e incrementando i dazi. Inoltre, come ha affermato Robert Higgs, la crisi del 1937 fu causata da una crescente incertezza sulla presidenza Roosevelt, andando ad erodere la fiducia delle imprese nelle politiche del New Deal.

Gli uomini d’affari temevano un cambiamento di politica. Gli investimenti privati crollarono a causa dell’incertezza riguardo il diritto di proprietà. Ma se tutti questi argomenti contro la deflazione dei prezzi sono fallaci, perché essa riscontra una forte opposizione? Come abbiamo visto, la deflazione dei prezzi implica una ridistribuzione. Le perdite dei debitori in un ambiente economico permeato da deflazione dei prezzi, spiegano da sole la loro resistenza.

Il settore finanziario, le aziende fortemente indebitate e in particolare lo Stato, il più grande debitore nelle nostre economie, hanno un forte interesse ad evitare la deflazione e l’attuale deflazione dei prezzi. Non è una coincidenza se questi attori sono i primi che traggono profitto dal rimedio prescritto: l’inflazione. Tuttavia le misure inflazionistiche non possono annullare gli errori degli investimenti passati.

Purtroppo le misure della Bce possono consentire ai vecchi investimenti improduttivi di durare ancora un po’, impedendo la necessaria austerità nel settore pubblico, rallentando gli sforzi di riforma nell’eurozona, favorendo nuove distorsioni e creando nuove bolle. Questo è il vero pericolo che stiamo affrontando, non la deflazione.

Fonte: miglioverde.eu

 

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