Dai lanifici di Biella alle valute virtuali ecco la storia del Kroin il concorrente del Bitcoin

kroin-la-nuova-criptovaluta-che-parte-da-biella“Qual è la prima cosa che facciamo quando accendiamo il pc? Navigare. Allora trasformiamo il tempo speso online in denaro”. Sembra un sogno, ma è questa la domanda da cui sono partiti Edoardo Grigione e Diego Zegna prima di mettere al mondo Kroin, la moneta digitale italiana dell’omonima startup Fintech che nascerà fra aprile e giugno di quest’anno e che da Bitcoin prende solo la scintilla generatrice, ma se ne differenzia per logiche di scambio, protocollo e sistema.

I due soci fondatori vengono dal mondo bancario. Entrambi sono passati da Banca Sella e poi sono partiti per l’estero, Edoardo è stato junior team manager del settore finanza, mentre Diego ha fatto parte del team che lanciò la prima versione dell’Internet Banking utilizzato ormai da quasi tutti i correntisti. Grigione è andato a vivere a New York, dove è rimasto 14 anni facendo il manager in un fondo di investimenti, Zegna è invece passato per Londra.

Poi sono tornati nella loro città, a Biella, e hanno deciso di trasformarla nella loro Silicon Valley. Non è un caso che la startup fondata nel 2014 l’abbiano chiamata BI-different, prendendo spunto proprio dalla sigla della provincia piemontese. Ad accoglierli, di ritorno nella loro terra, hanno trovato la famiglia Piacenza, imprenditori della lana dal 1700. Giovanni Piacenza e suo padre Enzo hanno creduto al progetto della moneta virtuale e l’hanno finanziato.

“Il nome Kroin viene invece da chronographic coin, una moneta legata al valore del tempo” come spiega Edoardo Grigione a Smartmoney: “Partendo dalla logica di monetizzare il tempo speso online, abbiamo sviluppato un software plug-in che legge dati di navigazione, li trasferisce su nostri server, li elabora e tramite il nostro algoritmo proprietario genera kroin”. Per quanto riguarda la gestione dei dati dell’utente, i fondatori tengono a sottolineare che dopo essere stati validati, verranno eliminati in un arco di 24 ore, senza essere venduti o ceduti ad altre società.

“Il nostro modello di business non ha niente a che fare col marketing e la privacy di chi scaricherà la nostra app sul cellulare è assolutamente garantita – continuano i soci fondatori – L’idea di fondo di Kroin è che Facebook e Google abbiano realizzato piattaforme e sistemi meravigliosi di cui noi utenti abbiamo fatto la fortuna, ora però ci sembra  corretto riconoscere qualcosa a chi utilizza i loro servizi”.

Il ritorno economico ci sarà naturalmente anche per gli ideatori della criptovaluta. La piattaforma infatti ogni volta che attribuirà kroin ad un utente, ne farà arrivare altri anche ai wallet dei creatori della moneta stessa. Il prezzo sarà generato dal mercato stesso. L’idea dei fondatori è che più persone li utilizzeranno, più acquisteranno valore. In sostanza si punta a far circolare una valuta digitale complementare a quella tradizionale che venga accumulata grazie al tempo speso online e si possa scambiare per acquistare beni o servizi.

La formazione professionale bancaria di Grigione e Zegna si fa vedere appena si comincia a parlare di organizzazione, sicurezza e funzionamento della criptovaluta. Secondo loro, come per qualsiasi asset finanziario, la volatilità è un elemento ineliminabile anche nel caso dei kroin, ma “la distribuzione delle monete, equa e priva di vantaggio competitivo, la mancanza di un coefficiente di difficoltà insieme all’appiattimento e alla democraticità totale garantiranno maggiore liquidità sul mercato e minore volatilità nel sistema”.

 

Articolo di M. Furlo ripreso da startupitalia.eu