Cosa succede in caso di fallimento all’imprenditore fallito

La dichiarazione di fallimento ha come effetto immediato e diretto il cosiddetto spossessamento del fallito: quest’ultimo viene privato per tutta la durata della procedura del potere di amministrare i propri beni preesistenti e di disporne. Il possesso passa in mano alla curatela fallimentare che li assoggetta alla procedura esecutiva concorsuale, allo scopo di venderli e, con il ricavato, soddisfare i creditori insinuati al passivo.

Lo spossessamento avviene automaticamente, a partire dalla data della dichiarazione di fallimento, data riferita al deposito della relativa sentenza in cancelleria. Esso non comporta una vera e propria perdita del diritto sul patrimonio, in quanto il fallito rimane titolare dei beni fino al momento della vendita fallimentare.

L’amministrazione del patrimonio passa al curatore fallimentare, il quale compie tutte le operazioni della procedura sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori.   Lo spossessamento ha ad oggetto beni di qualsiasi natura: – mobili o immobili; – materiali e immateriali (opere dell’ingegno, brevetti, marchi, segni distintivi ecc.); – crediti, diritti, azioni (ad es. di impugnativa di delibere, di responsabilità, di richiesta danni nei confronti dei terzi ecc.), facoltà di acquistare beni o diritti (per es. accettare eredità o donazioni), aspettative; – beni dei terzi che si trovano nella disponibilità del fallito e beni del fallito che si trovano presso terzi.

Sono altresì compresi nel fallimento i beni sopravvenuti, ossia quelli che perverranno a qualsiasi titolo al fallito durante la procedura.   Sono invece esclusi dallo spossessamento:   – i beni e i diritti di natura strettamente personale; – gli assegni aventi carattere alimentare, gli stipendi, pensioni, salari e ciò che il fallito guadagna con la sua attività entro i limiti di quanto occorre per il mantenimento suo e della famiglia; – i frutti derivanti dall’usufrutto legale sui beni dei figli, i beni costituiti in fondo patrimoniale e i frutti di esso; – le cose che non possono essere pignorate per disposizione di legge.

Gli alimenti e la casa di abitazione del fallito

Se al fallito vengono a mancare i mezzi di sussistenza, il giudice delegato può, sentiti il curatore e il comitato dei creditori, concedergli un “sussidio” a titolo di alimenti per lui e la sua famiglia.   Il fallito ha diritto di continuare ad abitare nella casa di sua proprietà, e nei limiti in cui è necessaria, “fino alla liquidazione delle attività”.

La corrispondenza del fallito

La persona fisica dichiarata fallita abbia l’obbligo di consegnare la corrispondenza riguardante i rapporti economici compresi nel fallimento. Non deve invece essere consegnata quella a carattere strettamente personale.   L’obbligo attiene comunque ad ogni tipo di corrispondenza e quindi non solo lettere, telegrammi, cartoline postali, ma qualsiasi altro mezzo cartaceo nonché la posta elettronica. La corrispondenza riferita alla persona giuridica deve invece essere consegnata direttamente, nella sua interezza, al curatore.

La comunicazione della residenza e del domicilio del fallito

La persona fisica fallita (ma anche gli amministratori, i legali rappresentanti o i liquidatori della società o dell’ente soggetto a fallimento) deve comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza o del proprio domicilio.   Inoltre, qualora sia necessario acquisire informazioni o chiarimenti utili ai fini della gestione della procedura il giudice può convocare il fallito.

In caso di legittimo impedimento o di altro giustificato motivo, il giudice può, tuttavia, autorizzare l’imprenditore o il legale rappresentante a comparire per mezzo di un mandatario.   L’ art. 220 l. fall. punisce con la reclusione da sei a diciotto mesi il fatto del fallito che, fuori dei casi previsti all’art. 216 (tra l’altro) non osserva gli obblighi imposti dagli artt. 16, n. 3, 49 della stessa legge. Se la condotta è contrassegnata da colpa la reclusione prevista è sino ad un anno.

Nella sua originaria formulazione il testo contemplava due obblighi in capo al fallito: quello di non allontanarsi dalla propria residenza (salva l’autorizzazione rilasciata dal giudice delegato) e il dovere di presentazione personale agli organi fallimentari a seguito di loro richiesta. Il nuovo testo della norma ha stabilito che il fallito ha il dovere di comunicare al curatore ogni cambiamento della propria residenza ed anche del proprio domicilio.

Le incapacità del fallito

Sono tuttora vigenti le disposizioni del codice civile e di leggi speciali le quali prevedono che il fallito possa svolgere una serie di attività di carattere in senso lato professionale tra cui quella di:   – tutore – curatore dell’emancipato e dell’inabilitato – amministratore e sindaco di società per azioni – arbitro – avvocato – commercialista e ragioniere – notaio – ingegnere – farmacista.   Tra le residue limitazioni soggettive per il fallito va ricordata, come conseguenza dello spossessamento e dall’impossibilità per l’imprenditore di amministrare il proprio patrimonio, la perdita della possibilità di stare in causa, sia come attore/ricorrente che come convenuto/resistente.

 

Articolo ripreso dal blog “Gli Squali di Wall Street” su blogspot.it

 

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