Cosa sara’ mai questo Hackathon di cui tutti parlano?

Niente paura: come spesso accade, dietro a un termine apparentemente mai sentito si nasconde un concetto ben noto. Gli hackathon sono meeting di esperti informatici che si incontrano per collaborare e progettare insieme soluzioni.

La parola hackathon è un neologismo, inventato partendo dai due termini inglesi: hacker e marathon. La traduzione letterale sarebbe quindi “maratona di pirati informatici”. In realtà il significato è più ampio. Potremmo definire un hackathon maratona di esperti informatici o addirittura maratona di cervelli.

Ecco allora che ci avviciniamo a un concetto abbastanza familiare. Non saranno stati esperti informatici, le modalità di convocazione e sviluppo del progetto sicuramente non erano le stesse ma, anche prima dell’avvento del digitale, esistevano incontri di lavoro in cui esperti di un determinato settore si radunavano per collaborare insieme allo sviluppo di un progetto.

Il lavoro, però, non è l’unico settore in cui si organizzano gli hackathon: scopo di questi incontri collaborativi tra esperti è l’invenzione di un prodotto o un servizio che possa migliorare una situazione preesistente, anche in ambito sociale, artistico, culturale. Un esempio è #hackUnito, hackathon organizzato dall’Università degli Studi di Torino per incentivare l’ideazione di progetti atti a migliorare l’Università o il territorio.

Come funzionano gli hackathon

Per capire ancora meglio cos’è un hackathon, immaginiamo di volerne organizzare uno. Facciamo finta di essere un’azienda che decide di convocare un hackathon. Dunque, nel nostro esempio siamo una catena di locali alternativi specializzati in colazioni a base di biscotti e brioche fatte in casa, che serviamo a qualsiasi ora del giorno. Da noi ogni pasto è una colazione e il nostro plus è quello di avviare anche un servizio di take-away con consegna a domicilio. Abbiamo un sito web, ma vogliamo raggiungere più clienti e lanciare un’app con cui i clienti possono ordinare la loro colazione, scaricare ricette e molto altro. Ci manca però un team interno di informatici, possibilmente anche creativi.

Come risolvere il nostro problema? Convocando un hackathon, ovviamente! Diffondiamo quindi la notizia, ci avvaliamo di canali tradizionali ma anche social. Fissiamo una data, un luogo, specifichiamo quali sono le nostre esigenze e chi desideriamo contattare. E il gioco è fatto.

Anzi, il vantaggio è un po’ per tutti: per noi, che possiamo entrare in contatto con talenti in grado di proporci soluzioni alternative e perfette per quello che stiamo cercando. E anche per i partecipanti all’hackathon, che hanno così un’occasione per farsi conoscere e per avviare una collaborazione professionale. Senza poi dimenticare che un hackaton dà visibilità sia all’azienda/ente promotore, sia a coloro che aderiscono all’iniziativa.

Hackathon: come, dove, quando

Come si concretizza realmente un hackathon? Iniziamo col dire che non esistono regole fisse. L’organizzazione dell’evento varia di volta in volta, a partire dalla durata. Non ci sono limiti: un hackathon può durare qualche ora ma anche giorni interi, se non settimane. Ovviamente dipende dal tipo di lavoro richiesto, dalla difficoltà di realizzazione e dal tempo necessario per svolgerlo.

Stessa cosa per la location: la convocazione può essere direttamente in azienda, ma anche in un qualsiasi luogo che possa garantire i servizi necessari. Ogni partecipante porterà con sé i propri ferri del mestiere, che in questo caso saranno computer e dispositivi vari. L’azienda promotrice dell’evento penserà a fornire uffici, connessione web e vitto e alloggio, nel caso in cui siano previsti giorni interi di lavoro.

Anche la tipologia di partecipanti varia in base al tipo di intervento richiesto. In alcuni casi serviranno anche dei grafici, in altri programmatori specializzati in applicazioni. Insomma, dipende dalle esigenze dell’organizzatore. Di solito però gli eventi hackathon ricercano figure tecniche e al tempo stesso creative o almeno un mix di entrambe. Il numero dei partecipanti può variare ma, visto che solitamente sono in molti a rispondere all’appello, è facile che poi si creino dei team di lavoro autonomi.

Perché partecipare a un hackathon? E perché hanno così successo?

Oltre ai vantaggi sopra elencati, uno dei motivi per partecipare a un hackathon è sicuramente il premio. Anche in questo caso non esistono regole. In alcuni casi ci sono premi in denaro, in altri contratti di lavoro e altre volte solo premiazioni e visibilità. Può poi accadere che venga premiato un singolo partecipante o un intero team di lavoro, anche questo dipende dal regolamento dell’evento.
In generale però, gli hackathon stanno riscuotendo particolare successo perché sono l’espressione massima di ciò che si può realizzare con il digitale.
Un evento simile racchiude in sé tutte le caratteristiche che stanno alla base della logica del web e cioè:

  • sharing: la condivisione di idee, lavori, progetti all’interno di un evento basato sulla collaborazione reciproca
  • creatività: lo sviluppo di idee innovative attraverso i mezzi digitali
  • visibilità: in parte ne abbiamo già parlato. Occorre solo specificare che la visibilità è soprattutto sul web, ovvero la patria di hackathon e “maratoneti informatici”
  • velocità: i tempi di realizzazione sono quelli del web. Ovvero: rapidi, snelli e quasi immediati. Un hackathon prevede una durata limitata per realizzare il progetto, riducendo sensibilmente i tempi di realizzazione rispetto a un contesto aziendale
  • sana competizione: il fatto che spesso in palio ci siano dei premi, spinge a dare il meglio e a stimolare una forma di competizione utile per far emergere le idee migliori. Senza dimenticare l’aspetto collaborativo

Ecco, sono proprio questi cinque punti che distinguono le maratone di cervelli tradizionali da quelle dell’epoca digitale. Sono valori nobili, forse la parte migliore del web, che rendono gli hackathon un’occasione importante per sviluppare idee, lavoro, creatività e collaborazione.

Articolo ripreso da undigital.it

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