Cosa cresce di piu’ in Italia? Le sofferenze bancarie!

Sono tra le poche cose che in Italia stanno crescendo a ritmi superiori al 20%, sono le sofferenze delle banche italiane cresciute in pochi anni da 40 miliardi a 200.Una montagna di crediti con scarsa probabilità di recupero integrale diventata l’oggetto del desiderio di investitori esteri specializzati nei cosiddetti NPL (Non Performing Loans).

Li osservano, li vedono crescere mese dopo mese (anche in agosto al tasso del 20,5%), li valutano e sanno che le banche italiane prima o poi dovranno disfarsene per ripulire i bilanci. I fondi esteri stanno solo aspettando che le valutazioni tra chi compra e chi vende si avvicinino, perché sino ad oggi la distanza eccessiva tra i valori netti scritti dalle banche (dedotto quel 40-55% di rettifiche) e i prezzi offerti dal mercato era troppo ampia.

Se fossero stati applicati i prezzi di mercato le banche avrebbero subito eccessive minusvalenze nei bilanci. Questa è quasi certamente la vera ragione che ha impedito la volontà comune di creare una bad bank italiana, sulle orme della SAREB spagnola: le banche non potevano sopportare altre perdite, alcune banche avrebbero perso troppo capitale. E proprio l’ipotesi di una bad bank, tornata di moda recentemente per le aspettative sull’esito degli stress test, è lo spauracchio degli acquirenti di NPL, che si vedrebbero sottrarre di colpo un ghiotto pasto a cui si stanno preparando da tempo.

Perché il mercato delle sofferenze è così attraente per gli investitori? Prima di tutto perché è gigantesco, poi perché questo potrebbe essere il momento migliore per comprare, prima che la ripresa cominci e che risalgano le percentuali di recupero dai debitori, oggi alquanto modeste.

Perciò non stupitevi di leggere che Fortress abbia dichiarato recentemente di volere fare grandi investimenti in Italia, che lo specialista dell’immobiliare REAG abbia annunciato l’entrata nel mercato NPL, o che il fondo TAGES con FONSPA stia facendo di tutto e di più pur di mettere le mani sui 3-4 miliardi di sofferenze esplose nel bilancio di Banca Marche. Poi c’è anche Saviotti attende di rimettere sul mercato Release, la società che contiene tutti i disastri di Italease e Unicredit che ha messo in vendita la sua bad bank, UCCMB disputata tra cordate di fondi esteri a prezzi che per ora non sono stati sufficienti a prendere una decisione. Ma la lista è molto più lunga e i valori in gioco importanti.

La corsa alle sofferenze italiane era già stata segnalata nel 2013 dagli specialisti, e a luglio da un articolo di Bloomberg Business Week. Le operazioni stanno cominciando, probabilmente a partire da portafogli selezionati con maggiori garanzie e più elevata probabilità dir recupero.

La fabbrica delle sofferenze continua a sfornarne ogni mese, che sia colpa degli imprenditori poco abili o delle banche che li hanno fatti indebitare e poi non hanno saputo frenare il tracollo poco importa. La situazione del sistema bancario italiano è spaventosa, anche a confronto con il resto d’Europa e alcune banche si segnalano per una posizione estremamente vulnerabile.

Tutte le banche italiane, ad eccezione del virtuoso CREDEM hanno capitalizzazioni di borsa inferiori al valore contabile di libro, e la pattuglia tricolore si segnala per valore molto elevati di crediti deteriorati sul patrimonio tangibile a fine 2013, con la gravissima posizione di MPS in evidenza.

Ma di sofferenze sono imbottite anche le banche di seconda fila, con enormi differenze tra banche pluri-regionali come l’eccellente Credem e cone Banca Marche, Carige e Banca Etruria notoriamente in difficoltà e assieme a loro BP Vicenza e Veneto Banca.

Perciò i fondi aspettano soddisfazioni anche in provincia, visitando e rivisitando i CFO delle banche e facendo offerte che non avranno mai pubblicità né sui prezzi preventivati né su quelli concordati. Forse la combinazione di un’altra tornata di alte rettifiche e la fine della recessione potranno aiutare a fare esplodere sul serio questo anomalo e triste mercato.

 

Articolo ripreso dal sito linkerblog.biz – autore: Bolognini F.

 

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