Il conto delle perdite delle banche e delle imprese negli ultimi quattro anni

sofferenze-banche-imprese-italianeDalla fine del 2009 alla fine del 2013 le sofferenze delle banche sono salite di 95 miliardi di euro e gli incagli di altri 50 miliardi. A fine 2013 i crediti che le banche stimano di non riuscire a recuperare al 100% sono oltre 250 miliardi di euro secondo il bollettino statistico della Banca d’Italia.

Nell’arco di 4 anni le banche sono state costrette a fare importanti accantonamenti per fare fronte alla massa crescente di crediti deteriorati. Se prendiamo i bilanci appena licenziati dai CdA delle principali banche (ne manca ancora qualcuna alla conta) dalla tabella che segue è possibile fare un primo conto della distruzione di profitti causata dalla crisi. Le rettifiche appostate in bilancio dalle 13 banche esaminate in questo periodo di esplosione della crisi arrivano a superare 80 miliardi di euro. Riserve che sono già state bruciate o che lo saranno quando si potrà contabilizzare la perdita, spesso dopo parecchi anni.

Le perdite delle banche e quelle delle imprese

Ma il conto della crisi non finisce qui. Se le banche stimano di perdere oltre 80 miliardi da quando la crisi è esplosa nel 2009, al netto del recupero che potrà derivare dall’escussione di garanzie reali e personali, al conto dobbiamo aggiungere le perdite del sistema imprese, molto più difficile da rendicontare perché deriva dai crediti verso altre imprese coinvolte in fallimenti o procedure concorsuali. Possibile fare una stima molto grezza, usando alcune ipotesi:

1) circa il 70% delle sofferenze bancarie e degli accantonamenti sono riferite a posizioni verso imprese;
2) la percentuale di accantonamento delle banche su incagli e sofferenze è pari a circa il 40% mediamente (ipotesi di recupero 60%)
3) ipotizzando a spanne che un’impresa in procedura fallimentare o concordataria abbia debiti verso altre imprese fornitrici pari alla metà del debito bancario e che il recupero di questi crediti -raramente garantiti- sia inferiore rispetto alle banche (che vantano sempre ipoteche sui mutui), diciamo del 30%, si arriva al conteggio della tabella a fianco.

Se le imprese avessero seguito l’esempio delle banche in questi 4 anni avrebbero dovuto accantonare a fondi per perdite su crediti all’incirca 50 miliardi di euro. Che lo abbiano fatto (ne dubito) o meno, queste perdite o si sono già manifestate in questi 4 anni o stanno per arrivare nei prossimi bilanci.

Perciò tra sistema bancario e sistema imprese il conto dei crediti bruciati dovrebbe essere attorno ai 110 miliardi o superiore, come racconta il grafico sottostante.

100 o 150 miliardi di crediti andati in fumo sono una cifra incredibile, che può solo fare felice avvocati e recuperatori di crediti, ma non tiene nemmeno in conto quanti posti di lavoro sono stati distrutti e supportati artificialmente dalla Cassa Integrazione Guadagni normale e speciale. Un problema non da poco è che se quasi tutte le banche avevano patrimonio sufficiente o accesso a nuovo capitale (tantissimi gli aumenti di capitale che sono stati varati) la maggior parte delle piccole imprese non aveva né l’uno né l’altro e quindi sono finite a loro volta in crisi, alimentando il vulcano che brucia crediti.

Era davvero tutto inevitabile?

La domanda che ritorna davanti a queste cifre da guerra mondiale è sempre la stessa: era proprio tutto inevitabile? Quante sofferenze e crisi d’impresa si potevano evitare con una gestione più attenta da parte di imprenditori e banche?
Perché in ogni crisi d’impresa incontrata sul mio cammino la sensazione di un certo grado di incompetenza è più che una sensazione.

 

 

Articolo di F. Bolognini – fonte: linkerblog.biz