Consulenza Finanziaria o Promotori Finanziari continua il dibattito tra le parti

reti-di-promozione-finanziariaPubblichiamo, ripresa dal sito Advisor Online, una riflessione sul futuro della professione del promotore finanzario firmata  daElio Conti Nibali che analizza il futuro delle redi di promozione finanziaria e delle possibili ramificazioni del servizio.

Il rinnovo dei vertici dell’Organismo per la Tenuta dell’Albo dei Promotori Finanziari (APF) ha riportato al centro del dibattito la consulenza finanziaria e la necessità di garantire un tale servizio ad un maggior numero di risparmiatori. Un dibattito che però non sempre riconosce la storia e il ruolo del promotore finanziario.

Elio Conti Nibali, ex-vice presidente dell’Apf, membro del Comitato dei Garanti dell’Anasf (in quanto ex-presidente dell’associazione) ma soprattutto, come indicato da lui stesso, un promotore finanziario, ha inviato ad AdvisorOnline.it una riflessione che pubblichiamo integralmente nella convinzione che possa essere un utile spunto per un dibattito proficuo e costruttivo per il futuro della professione.

 LA LETTERA DI ELIO CONTI NIBALI

Gent.mo Direttore,

Il recente rinnovo degli organi direttivi di Apf è coinciso con il ritorno in primo piano del dibattito sulla consulenza, sugli attori, protagonisti di questo servizio, sulla necessità di renderne agevole la fruizione ad un ampio segmento di risparmiatori.

Assumendo la tesi di un mercato davvero pronto a recepire l’effettiva utilità dell’advisory, ma non dandola per scontata, ravviso la necessità di riproporre, con forza, il ruolo fondamentale del promotore finanziario, nonché l’unicità di una proposta professionale che si dimostra sempre di più vincente e meritevole di attenzione più consapevole.

Non mi è dovuto l’onere, o il piacere, di riprendere dati, ricerche, analisi che, nella loro ripetitività, portano sempre, univocamente, alle stesse conclusioni: il modello di servizio della nostra attività professionale è utile, produce un elevato business per l’industria, ma, soprattutto, risulta nettamente vincente nella relazione con il cliente risparmiatore.

Mi permetto di sfidare chi, dati alla mano, possa contestarlo.

Se è così, ed è così, non si ravvisa il motivo di impegnarsi in tortuose avventure per ragionare di nuove architetture, cercando di dimostrare che la nostra professione abbia bisogno di altri riconoscimenti formali per essere sdoganata (da chi e da cosa?).

Il promotore finanziario non è figlio di un dio minore, rappresenta invece, e da tempo, una risposta completa alle necessità che quotidianamente il mercato finanziario propone, affrontandole con un track record che ne esalta, tra l’altro, la funzione sociale.

Una professione unica, un tutto tondo che risponde alle esigenze dell’intero ciclo di vita del risparmiatore, che necessita semmai di essere liberata da orpelli e duplicazioni, nate da inefficienti e contraddittorie letture di disattenti ed annoiati (come qualche autorevole esponente dell’industria li ha definiti) regolatori.

Professione alla quale è tutto da dimostrare che faranno bene i massicci travasi ipotizzati dall’area del lavoro dipendente, se motivati esclusivamente da necessità di riorganizzazioni aziendali.

E tornando al servizio di consulenza, merita una riflessione il tanto sbandierato requisito dell’indipendenza, requisito che deve riguardare sempre il servizio, “indipendentemente” da chi lo presti.

Le situazioni di conflitto d’interessi, che esistono per tutti e nessuno se ne può tirar fuori, sono ampiamente risolte ormai da tempo da norme e regolamenti, e sta nei fatti che l’indipendenza è certamente un requisito imprescindibile del servizio, non di chi lo presti.

Strada su cui comunque tanto ancora da fare certamente c’è, e non ci iscriviamo all’elenco di quanti pensano che il più è stato fatto. Ma sicuramente non è questione di mandati, prodotti, captive o di terzi, o di piattaforme. E meno che mai è questione di denominazione o di targhette dietro la porta.

Una ulteriore annotazione mi preme farla riguardo l’attenzione, che mi appare spasmodica, dell’industria, o di una larga parte di essa, verso altre categorie professionali, la cui “penetrazione di mercato” è ancora tutta da dimostrare, in un momento in cui invece la nostra professione avrebbe bisogno, probabilmente proprio dall’industria, di una spinta decisiva per il suo definitivo decollo.

Qualcuno si è chiesto per quale motivo, a distanza di tanti anni, non si riesca ancora a dare attuazione ad un dettato normativo? E vorrei capire perché debbano essere i promotori finanziari a far partire il soccorso, saremo forse la Croce Rossa?

Ricordo quando, per accelerare l’avvio del nostro Albo, noi promotori finanziari costituimmo un albo di natura privata, raccogliendo migliaia di adesioni, verificate da un esame. Un esempio di forza, cui segui giocoforza il riconoscimento pubblico, senza alcun aiutino né scorciatoie ma con l’orgoglio di chi da sempre ha creduto nella dignità e nel valore della nostra attività.

Elio Conti Nibali, promotore finanziario

 

Testo ripreso dal sito Advisoronline.it

 

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