Come si chiama veramente una criptovaluta? Bitcoin o altro?

definizione-criptovalutaSi capisce molto sulle persone, in base a quali termini usanto, e questo vale anche nel caso dei bitcoin.

Ad esempio adesso usiamo indistintamente i termini Web o Internet, ma ci fu un tempo nel quale il Web non c’era, c’era solo internet con la i iniziale minuscola e indicava un protocollo per collegare dei computer, e non era neanche tanto diffuso.

Vediamo i diversi modi con cui vengono chiamati i bitcoin, e cosa potrebbe intendere chi li usa.

  • Moneta digitale: un bel modo per semplificare. Sembrerebbe suggerirci: “non si tratta del denaro fisico che usiamo tutti, fatto di carta e metallo, ma funziona solo dentro i computer”. Possiamo considerare i Bitcoin monete digitali, ma da questo punto di vista non c’è poi molta differenza con il denaro che siamo abituati ad usare. Il saldo dei nostri conti correnti bancari, che noi misuriamo in euro, in America in dollari e in Inghilterra in sterline, è fatto di monete digitali. Il denaro, tranne una percentuale minima che circola in forma di contante, oggi esiste soltanto come segno elettronico nei computer dei sistemi finanziari.
    Così come, ovviamente, i pagamenti con carte di credito.
  • Moneta virtuale: forse chi usa questo termine lo fa per distinguere i Bitcoin da quello che considera “denaro reale“.  Ma quanto è reale il denaro fatto di euro, dollari, e le altre valute chiamate “legali” ?
    Le banche creano denaro in misura decine di volte superiore ai depositi che fanno i propri clienti, semplicemente inscrivendo un segno elettronico sul conto di un cliente. Poi gli istituti finanziari portando fuori bilancio crediti e debiti li trasformano in titoli commerciabili, che vendono a società spesso da loro stessi create. Con l’invenzione di nuovi prodotti finanziari e altri mezzi ancora, i sistemi finanziari possono creare denaro, ovvero concedere crediti e quindi di creare debito, per un ammontare enormemente superiore. Immense reti societarie nelle quali si intrecciano inestricabilmente sia le funzioni che i titoli di proprietà, che con l’intermediazione di banche o altre istituzioni finanziarie vengono scambiati direttamente tra privati, al di fuori di ogni registrazione in borsa e praticamente invisibili anche alle autorità di vigilanza, quindi di fatto non regolabili. Da questo punto di vista, i Bitcoin sono molto più reali di quanto non lo siano dollari ed euro, perché possiamo contarli, verificarli, seguendo la loro genesi nella block chain e tutti i passaggi che hanno fatto da un wallet ad un’altro.
    Crisi finanziarie come quella scoppiata nel 2008 dovrebbero farci capire quanto sia virtuale quel denaro che siamo convinti di possedere.
  • Moneta elettronica: poco toglie o aggiunge alla definizione di moneta digitale. Fa pensare ai tempi nei quali i computer venivano chiamati Cervelli elettronici, chi usa questo termine magari è lo stesso che ha ancora difficoltà ad usare il termine computer.
  • Criptovaluta: il termine che sinceramente preferisco. Non è un termine che ne descrive tutte le caratteristiche, però come prima cosa è un neologismo (se andate a cercarla sul dizionario della Treccani, ancora – speriamo per poco – ci restituisce un triste “La tua ricerca non ha però prodotto alcun risultato nell’Enciclopedia Online”) quanto basta per tenere a distanza le precedenti forme di denaro digitale.
    Poi mette al centro quella componente che ne ha consentito la realizzazione, ovvero la crittografia. Se qualcuno usa questo termine per l’accezione “misteriosa, segreta, incomprensibile” del termine “cripto”, comunque non ne nasconde il fascino.
  • Valuta P2P (o peer-to-peer): qui siamo sul raffinato. C’è ancora chi crede che il P2P sia un modo per scambiarsi canzoni e film a sbafo. In realtà si tratta di condividere ciò che si ha, anche se puo’ sembrare poco, perche’ condividendo si crea una rete, una comunità che moltiplica quel poco per il numero dei partecipanti facendolo diventare insuperabile.
  • Moneta decentrata: simile a p2p, forse piu’ alla portata dell’utente medio. E in piu’ toglie dall’equazione tutti quei centri di controllo e di potere nella gestione del denaro che troppo spesso risultano centri di corruzione e malaffare.
  • Bitcoin: e’ il nome proprio e non e’ una categoria. Perche’ non chiamarli cosi’? Sempre meglio che usare un cognome, come Verdone.

 

Articolo ripreso dal blog Criptovalute su Blogspot.it