Come riconoscere la consulenza finanziaria indipendente

consulenza_finanziaria_indipendenteCon l’approvazione della Mifid II, viene sancito il diritto dei risparmiatori di sapere se le indicazioni e i consigli ricevuti dal proprio consulente sono indipendenti oppure no.

La Direttiva intende così aiutare gli investitori a scegliere il professionista più adatto alle proprie esigenze aiutandolo a identificare eventuali possibili conflitti di interesse del consulente, che può essere spinto a proporre solo quei prodotti che gli permettono di ottenere una commissione di incentivo.

Sul mercato però vi sono molti soggetti, tra cui anche commercialisti o ex dipendenti bancari licenziati a seguito della crisi, che vedono nella consulenza finanziaria la possibilità di avviare una nuova attività redditizia.

Cresce anche il numero dei consulenti che si dichiarano indipendenti senza esserlo realmente e che millantano competenze inesistenti.

A rendere ancora più difficile l’operazione il mancato avvio dell’albo di categoria e l’istituzione dell’apposito organismo di vigilanza.

Una delle caratteristiche più importanti della consulenza finanziaria indipendente è la forma di remunerazione: in qualità di consulente a tutti gli effetti non potrà vendere direttamente alcun prodotto finanziario, ma verrà pagato soltanto per suoi consigli attraverso un compenso fisso.

Secondo il Nafop, l’associazione che in questo momento riunisce circa 250 tra professionisti e società di consulenza indipendenti, per capire se un operatore finanziario abbia le competenze adatte per servire i propri clienti, è opportuno porgli alcune domande fin dal primo incontro.

L’onorario inoltre deve essere stabilito prima che la consulenza vera e propria abbia inizio. La normale procedura prevede, infatti, la consegna al cliente di un preventivo di spesa per i servizi richiesti, in cui vengono dettagliati gli interventi specifici ed il loro relativo prezzo.

Secondo Cesare Armellini, Presidente di Nafop, è opportuno verificare che non vi sia infatti alcun legame del professionista con un sistema di retribuzione a provvigione.

“Nell’ambito della nostra associazione non rientrano ad esempio i mediatori creditizi che ricevono legittimamente una provvigione nell’ambito dei finanziamenti personali. In questo momento stiamo cercando con tutti gli altri attori del settore di spingere per la creazione di un organismo di vigilanza unico proprio per tutelare al meglio i risparmiatori da chi, attratto dai guadagni della professione, potrebbe essere tentato di improvvisarsi consulente finanziario senza averne le competenze o i necessari requisiti di indipendenza”.

 

Articolo di Luca Maino ripreso da: lamiafinanza.it

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