Come non rimborsare l’Iva ai turisti stranieri che fanno shopping in Italia

Uno dei principali motivi per cui i turisti vengono in Italia, oltre per le bellezze naturali e storiche, è certamente la possibilità di fare shopping, provare l’ebbrezza di comprare prodotti made in Italy direttamente nel paese di origine.

In particolare per i turisti asiatici, venire in Italia è un’esperienza unica. Esiste infatti il fenomeno, poco seguito dalla stampa naziolane, dei turisti cinesi e giapponesi interessati a farsi fotografare di fronte le fabbriche delle marche del lusso più famose.

Milioni di turisti, quindi, affollano le nostre città portando ricchezza e amore per quello che possiamo offrire, arrivando anche ad avventurarsi tra le colline toscane alla ricerca dei numerosi out lets delle migliori marche, portando ossigeno alla nostra economia con centinaia di milioni di Euro.

Ma alla fine di questa ricerca frenetica di prodotti italiani, una volta arrivati negli aeroporti, ecco l’amara sorpresa: la procedura per ottenere il rimborso parziale dell’IVA che spetta ai non residenti in Italia.

Noi non ci rendiamo conto di cosa accade in un aeroporto come Malpensa, dove migliaia di turisti ogni giorno si accalcano e formano code lunghe anche 80-100 metri agli sportelli della dogana, un ultimo ricordo da portarsi a casa.

Tenendo conto che mediamente un turista in coda avrà speso anche fino a 5 mila euro in prodotti di lusso (bastano due borsette ed un paio di scarpe per pagare queste cifre) ha la possibilità di poter risparmiare anche fino a 600 Euro di IVA non dovuta.

Quella che dovrebbe essere una procedura normale che si dovrebbe risolvere in al massimo 20-30 minuti, diventa a Malpensa un’ennesima vergogna nazionale e sarebbe da monitorare anche in altri aereoporti se questo problema è un caso isolato o diffuso.

Ieri mattina ero a Malpensa, di rientro in Asia, e ho notato la coda sterminata di turisti in attesa di poter far ispezionare la merce acquistata per ottenere il timbro che permette di avere il rimborso: tempi di attesa erano anche superiori le 2 ore prima di raggiungere i doganieri!

Ho parlato con alcuni addetti ai vicini sportelli delle agenzie del tax free, e scopro che quella coda non è una eccezione, anzi una cosa normale. Gli agenti stessi del tax free mi hanno espresso la loro frustrazione per della situazione dato che spesso accade che i turisti abbandonano la coda per non perdere il volo, rinunciando quindi a centinaia di euro di rimborso. Se il check in di un volo apre due o tre ore prima della partenza del volo, passarne due in fila in dogana è veramente al limite delle possibilità.

Una situazione kafkiana che lascia l’amaro in bocca ai numerosi turisti che dopo una bella vacanza in Italia e lo shopping nelle nostre migliori boutique, devono sottostare ad un pratica di verifica certamente giusta, ma rallentata all’inverosimile: mostra la ricevuta, apri la borsa, chiudi la borsa, timbro e poi altra fila agli sportelli delle agenzie di Tax Free per il rimborso che spesso però ti rimborsano in dollari americani invece che Euro così si prendono pure un altro fee nascosto, quello della differenza cambio USD/Euro.

Sarà che gli sportelli della dogana siano insufficienti, sarà che ci saranno altre buone ragioni, ma questo non mi interessa: credo che sia assolutamente inaccettabile che migliaia di turisti si trovino a dover stare in coda rischiando anche di perdere il volo.

Ho quasi il sospetto che questa situazione sia madre di una mala cultura, come quella di far attendere i rimborsi fiscali per anni gli stessi cittadini italiani.

Rallentare le procedure, renderle esasperanti, non è forse l’ennesimo tentativo di raschiare il barile scoraggiando chi ha diritto ai rimborsi? Ancora una volta dimostriamo di essere poco attenti verso una nostra grande risorsa come il turismo, e mi chiedo come facciano le autorità doganali a non rendersi conto di qeusta situazione unica in europa e a trovare una soluzione valida.