Class action della Sardegna contro Equitalia

La class action della Sardegna contro Equitalia ha avuto una prima data: mercoledì 20 marzo, al Tar del Lazio, e’ stato discusso il ricorso presentato da cinquecento contribuenti – assistiti dall’avvocato Francesco Scifo – nei confronti della società pubblica che riscuote tributi, contributi e sanzioni.
La prima contestazione, sollevata con la l’azione collettiva – è che Equitalia ha il monopolio nella riscossione dei tributi statali (Iva e Irpef) senza che ci sia stata una gara d’appalto. Secondo i contribuenti, dal 2006, anno in cui la società fu costituita dall’Inps e dall’Agenzia delle Entrate, a Equitalia «è stato assegnato un incarico esclusivo in dispregio alle leggi europee e nazionali sulla libera concorrenza».
In particolare, l’esclusiva avrebbe permesso alla società d’imporre le sue commissioni (o aggio) mentre «un bando di gara avrebbe avuto l’effetto di un’aggiudicazione al ribasso del servizio e quindi con costi più contenuti per i contribuenti».
Va detto che il regime di monopolio ormai riguarda solo i tributi statali, perché una recente riforma ha modificato invece i rapporti fra i Comuni ed Equitalia, con i primi che da gennaio, poi c’è stata una proroga fino a giugno, potranno appaltare ad altre agenzie il servizio. La classs action vuole raggiungere lo stesso obiettivo anche per quanto riguarda Iva ed Irpef, nella convinzione che «l’arrivo della concorrenza costringerà Equitalia a non imporre più l’aggio del 9 per cento sulle carte esattoriali, sempre a carico del contribuente, visto che altri potrebbero proporre un listino più basso».
Come si sa è proprio l’aggio ha essere uno dei tanti costi in più per i morosi, anche se per la verità a far lievitare a dismisura il debito nei confronti dello Stato sono soprattutto gli interessi di mora. Sta di fatto – è scritto nel ricorso – che «l’attuale aggio è una delle tante immotivate vessazioni a carico del contribuente». Con in più, il fatto che alla stessa agenzia è contestato anche l’iter (leggi sequestri) con cui recupera i crediti e che potrebbe essere ben diverso se «la di riscossione non fosse un privilegio in esclusiva e fosse invece aperto alla concorrenza».
Nello stesso ricorso, ad Equitalia è contestato anche l’esenzione dall’Iva sulle operazioni di recupero dei tributi. Ma quest’accusa sarà archiviata dopo che alla fine del 2012 il governo, all’indomani di un richiamo dell’Unione Europea, è stato obbligato a imporre anche all’agenzia di riscossione il pagamento dell’imposta. Poi c’è un terzo capitolo che riguarda le notifiche delle cartelle. Secondo la class action, Equitalia non avrebbe i titoli di «ufficiale giudiziario» e quindi le stesse notifiche sarebbero irregolari.
Articolo ripreso dal sito direzionedebiti.it

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