Citigroup teme il default dell’Italia o della Spagna

«C’è il rischio di un default per Italia o Spagna nei prossimi mesi». A parlare è William Buiter, capo economista di Citigroup, uno dei più quotati economisti, con una lunga esperienza nel Monetary Policy Committee della Bank of England.

Non esattamente uno sprovveduto, quindi. Secondo Buiter, i costi del rifinanziamento del debito italiano possono essere il driver per una spirale negativa capace di portare il Paese vicino al default.

A preoccupare Buiter e Citigroup è anche l’andamento del mercato interbancario. Le banche italiane stanno vivendo una crisi di liquidità che ha una dinamica simile a quella vissuta nel periodo post fallimento di Lehman Brothers. In più, oggi Maria Cannata, direttore del Dipartimento del debito pubblico, ha spiegato quali sono le esigenze di cassa per il prossimo anno.

«Nel 2012 dovremo emettere 440 miliardi di euro: sembra proibitivo ma non lo è anche se diventa più complicato perché gli investitori sono spaventati per la volatilità del mercato», ha spiegato in un convegno a Milano. Secondo la Cannata, tuttavia, non è solo un problema italiano, dato che si sta assistendo a un contagio di tutta l’eurozona.

In particolare, ha evidenziato che i titoli di Stato francesi (Oat) hanno toccato « livelli di spread che l’Italia aveva a giugno. Ma stiamo anche vedendo un aumento degli spread di Paesi come Finlandia, Austria e Olanda». Le turbolenze sono globali, ma ora al centro c’è Roma.

Poche ore dopo le parole di Buiter, anche il numero uno della Federal Reserve di Boston, Eric Rosengren, ha lanciato un allarme verso la crisi dell’eurodebito. « Questa congiuntura ha bisogno dell’azione coordinata di Fed e Bce, l’Italia ci preoccupa in modo considerevole», ha detto Rosengren.

Secondo il banchiere centrale americano l’Europa ha la capacità di trovare una soluzione per Roma, ma ci vuole « la volontà politica per farlo». Il riferimento, nemmeno troppo sottile, è a un intervento di supporto finanziario come successo per Grecia, Irlanda e Portogallo.

Articolo ripreso da linkiesta.it