Campo di Brenzone cerca soci finanziatori per lo sviluppo del prestigioso borgo con vista sul Lago di Garda

angolo-di-brenzone-borgo-lago-di-gardaCampo di Brenzone non deve restare un insieme di ruderi da ammirare, né l’oliveto può essere inghiottito dai rovi. Per recuperare il piccolo borgo di Marniga e, nello stesso tempo, investire sul territorio e dare un’offerta turistica sostenibile, che riscopra le tradizioni, l’artigianato, la cultura e le potenzialità di questo luogo stupendo, occorre dare velocemente corso ai progetti di recupero e serve il maggior numero di partner possibile, pubblici e privati.

Per raccogliere non solo consensi, ma soprattutto fondi, suggerimenti pratici e tecnici, il Comune ha dato vita alla Fondazione Campo, la cui convenzione ha già il sì di Comunità montana del Baldo, Provincia, Regione, Unione gardesana albergatori veronesi (Ugav), Istituto Piccole suore Sacra Famiglia.

L’obiettivo è rivalutare la frazione e il territorio brenzonese in generale. Il progetto realizzabile è stato anticipato ieri da Simonelli e da Francesco Butturini, preside del liceo classico Maffei, presidente della commissione scientifica, e sarà illustrato nei dettagli al Garda family house di Castelletto. Sarà infatti reso pubblico il lavoro del gruppo di studio del Politecnico di Milano, che si basa su un’ipotesi di restauro e riutilizzo del complesso principale, il Castello.

Sarà anche aperta una mostra fotografica, curata dall’associazione culturale Baldo festival, che «Punta a focalizzare l’attenzione sullo stato di conservazione o, se si preferisce, di degrado della frazione», dice Simonelli. «Il progetto», prosegue, «mira a investire sul territorio per valorizzare un luogo che è in un punto bellissimo del lago, a creare un’offerta di turismo culturale e spirituale che permetta di riscoprire un’area esaltandone le potenzialità. Vorremmo che Campo divenisse un centro culturale e di ritrovo per artisti, una borgata viva». «Un borgo delle arti e dei mestieri tradizionali in cui famiglie, enti e associazioni ritrovino spazi per esercitare e mostrare le proprie abilità, professioni, creatività. Vanno recuperati gli stabili fatiscenti e create botteghe ad esempio per la lavorazione dell’olio».

Poi si aprirebbero un ostello per artisti, spazi per gli spettacoli, percorsi naturali, della salute e sentieri spirituali tra chiese medievali e capitelli. «Il primo passo sarebbe recuperare le case che stanno andando in rovina, tenendo conto dei proprietari e del fatto che una sola società possiede circa il 50 per cento degli immobili. Non proporremmo un rilancio stagionale, vogliamo rendere il borgo visibile anche nei mesi autunnali e in primavera. Se potremo contare sui finanziamenti tramite gli enti pubblici che ci sostengono, ci serve anche l’apporto dei privati».

Autore dell’articolo: Bertasi B.

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