Banche sistemiche

Il tempo è agli sgoccioli, e i tecnici di tre direzioni generali della Commissione Europea – Mercato Interno, Concorrenza e Affari economici e monetari – sono già al lavoro per definire i dettagli del “piano” presentato mercoledì a Bruxelles dal presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, per rispondere alla gravissima emergenza. Un piano, si badi bene, che non potrà essere attuato direttamente dalla Commissione, in quanto richiederebbe un lungo inter legislativo, ma dalle autorità nazionali coordinate dall’Eba. Bruxelles si aspetta che i leader Ue al Consiglio Europeo del 23 ottobre presentino una formale richiesta all’Eba in questo senso.

C’è ancora una certa vaghezza, eppure cominciano a intravedersi almeno i contorni. Alcuni funzionari comunitari di alto rango fanno capire che il lavoro ferve anzitutto sulla questione della ricapitalizzazione delle banche. A Bruxelles sostengono che in realtà il bisogno di ricapitalizzare non sarebbe poi gigantesco, che non è vero che il mercato sia quasi chiuso, che, anzi, le banche riescono ancora, sia pure a fatica, a reperire liquidità.

«Nei primi quattro mesi del 2011 – commenta uno dei funzionari – complessivamente le banche europee hanno ricapitalizzato con propri mezzi per 50 miliardi di euro, e noi riteniamo che abbiano continuato a farlo». Dunque «il nostro – argomentano ancora le fonti – è un overshooting, insomma usiamo il bazooka non perché ci sarebbe tecnicamente bisogno, ma perché questo è l’unico modo per recuperare la fiducia dei mercati che non credono più, ammettiamolo chiaramente, a quello che diciamo».

Fine dello spinning. Perché poi le stesse fonti ammettono che «nessuno sa davvero quale sia il fabbisogno, non lo sanno neppure le authority nazionali». L’Eba (European Banking Authority) sta raccogliendo in tutta fretta informazioni dalle banche “sistemiche” sulla reale esposizione su titoli di Stato a rischio. «Siamo convinti che verranno fuori dati ragionevoli», cercano di rassicurare a Bruxelles.

Sarà, ma intanto comincia a intravedersi che cosa immagina la Commissione in termini di coefficiente di capitale di «altissima qualità» (il Core Tier 1). La voce insistente di questi giorni parla del 9 per cento. Le fonti non confermano, spiegano però che dovrebbe essere una cifra «tra Basilea II (2%) e Basilea III» (7%, che sale al 9% per le banche maggiori). Alla Commissione sottolineano però che saranno coinvolte solo le banche sistemiche, e che si tratta di una misura «temporanea». Insomma, questi requisiti decadrebbero finita la tempesta (per Basilea III c’è tempo fino al 2019). Le banche tedesche, e non solo, sono sul piede di guerra, avvertono che se passerà questa linea avranno (ancora) meno capitali da prestare all’economia. «Noi riteniamo – replica una delle fonti di alto rango – che se non facciamo questo passo temporaneo, si deteriorerà ancor più la fiducia dei mercati, e le banche avranno ancora minor accesso alla normale liquidità». Si comincia anche a intravedere la tempistica: le banche che secondo l’Eba non hanno una sufficiente ricapitalizzazione, dovranno probabilmente (anche se non è ancora fissato) presentare entro tre mesi un piano da attuare entro i successivi tre mesi.

Più vaga, invece, la questione del fondo salvastati (Efsf), che Barroso vuole più «flessibile». Le fonti della Commissione parlano di «ottimizzazione» – un eufemismo per evitare di parlare di “leva” («parola sgradita dopo la crisi delle banche Usa» del 2008-09, ironizza un funzionario) – vale a dire l’effetto leva per “moltiplicare” la potenza di fuoco rispetto ai 440 miliardi di euro di dotazione effettiva. Bruxelles giura che «si rispetteranno i trattati», che non si coinvolgerà direttamente la Bce e che «si eviteranno strumenti complessi e poco trasparenti, per intenderci non ricorreremo a Cdo» (Collateralized debt obligation, prodotti finanziari che “mixano” obbligazioni ad alto e basso rischio).

Come? La Commissione ancora non lo sa, qualcuno parla dell’ipotesi di fare dell’Efsf un «assicuratore» per eventuali perdite di titoli di Stato a rischio. Una cosa è chiara, Bruxelles punta ad anticipare di un anno, al 2012, l’entrata in vigore del meccanismo stabile (Esm) che sostituirà l’attuale fondo salvastati. «È molto migliore dell’Efsf – spiegano le fonti – anzitutto perché più svincolati dai possibili veti di singoli paesi ai prestiti da elargire, e poi perché l’Esm avrà lo statuto di organismo internazionale e potrà prestare direttamente agli istituti in difficoltà senza passare per gli Stati, cosa che invece deve fare l’Efsf, con un impatto sui conti pubblici».

Articolo ripreso da linkiesta.it

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