I bancari sono veramente pronti ad andare a piazzare prodotti finanziari porta a porta?

Sono già 8.000 i dipendenti bancari iscritti all’albo dei promotori finanziari. Sono queste le stime emerse nel corso della tavola rotonda “Il presente e futuro della professione finanziaria in Italia”svoltasi il 30 gennaio in occasione del PF Expo 14. Un incontro che ha evidenziato quella che è già una realtà: circa il 15% del totale degli iscritti all’albo dei pf è un bancario. E gli effetti di questo esodo iniziano a farsi sentire, soprattutto sul fronte remunerativo.

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Le tante novità emerse dal punto di vista della remunerazione nel corso del primo mese del 2014 (adesione agli orientamenti ESMA e disposizioni della Banca d’Italia) sembrano creare un contesto favorevole alla conversione dei bancari dipendenti in promotori finanziari autorizzati all’offerta fuori sede. Ma è un contesto che non convince le associazioni di categoria. Proprio nel corso della tavola rotonda, tenutasi durante il PF Expo 14, hanno fatto sentire la loro voce Anasf e Felsa CISL.

Gian Franco Giannini Guazzugli, vice presidente vicario dell’associazione, oltre a ricordare la posizione dell’Anasf, già espressa nel documento di consultazione inviato a Bankitalia, ha ribadito sia la necessità di valutare l’ipotesi di istituire una sorta di tirocinio volto a risolvere il passaggio generazionale tra professionisti, sia l’importanza di offrire ai pf l’opportunità di istituire studi associati e agire non più solo come persone fisiche, ma anche come persone giuridiche.

Mauro Rufini, Responsabile Nazionale Promotori Finanziari Felsa CISL, ha invece lanciato un vero e proprio allarme sulla necessità di trovare delle tutele di base valide per tutti i pf, siano essi “bancari”, “pf tradizionali” o “consulenti indipendenti”.

Rufini ha esplicitamente invitato Abi e Assoreti ad aprire un tavolo di discussione per trovare una forma di contratto nazionale per i nuovi bancari promotori. Ma, soprattutto, “considerando le tre anime dell’APF (bancari, promotori e consulenti) e considerando i differenti rapporti di lavoro (agenzia, dipendente, con mandato)” secondo Rufini “è fondamentale trovare un accordo per individuare delle tutele di base per tutti i professionisti iscritti all’albo, così come avvenuto in Banca Etica”.

Rufini ha infatti elogiato la decisione di Banca Etica di creare un contratto di agenzia standardizzato per i promotori finanziari che “operano sul territorio nazionale e vengono definiti dallo stesso istituto di credito banchieri ambulanti. Una soluzione degna di attenzione e che potrebbe essere un buon punto di partenza per un confronto con Abi e Assoreti“.

E’ evidente che la caccia alla “gallina dalle uova d’oro” (così come Guazzugli ha definito il mondo della promozione finanziaria) è entrata nel vivo. Quello che però stupisce è questo movimento che sembra portare ad una “bancarizzazione” dei promotori finanziari, piuttosto che ad una “evoluzione” del modello di banca verso le reti.

Uno scenario che rischia, a nostro avviso (e come segnalato da Anasf e Assoreti nelle risposte alla consultazione di Bankitalia), di incidere negativamente sulla crescita di un settore (quello delle reti) che ha tra i suoi punti di forza lo spirito imprenditoriale dei promotori finanziari.

Ben vengano le tutele per i professionisti della consulenza, ma non crediamo che la soluzione sia quella di applicare le logiche tradizionali degli istituti di credito al mondo delle reti. Serve un riconoscimento da parte delle autorità (e non solo) delle peculiarità di questi professionisti. A rileggere le proposte delle autorità in tema di remunerazione dei promotori finanziari sembra alto il rischio di trasformare i professionisti della consulenza finanziaria in una sorta di bancari “porta a porta”: un rischio da non correre.

Articolo ripreso da advisoronline.it – autore: Francesco Arco

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