Banca locale o internazionale un dilemma che continua

La presentazione del bilancio 2012 di MPS è stata l’occasione per comunicare non soltanto la nuova perdita monstre di 3,17 miliardi, ma anche di ribadire la volontà di proseguire nella riorganizzazione dei marchi di gruppo facendo scomparire il marchio della Banca Antonveneta come ha raccontato il Mattino di Padova:

Come noto, alla fine aprile Banca Antonveneta sarà incorporata in Mps cessando di esistere come Spa autonoma. L’atto di fusione è atteso per il 22 aprile con efficacia giuridica dal 28 aprile. Fin qui Siena non si è mai pronunciata in modo definitivo sul fatto che il marchio Antonveneta possa comunque continuare, o meno, ad esistere. Ieri, però, durante la presentazione agli analisti si è detto esplicitamente che il progetto “one network” prevede anche la razionalizzazione dei brand: da quattro (Mps, Antonveneta, Biverbanca, Mps gestione crediti) a uno (Mps). Di pari passo, ma questo era noto, a un analogo taglio dei consigli di amministrazione e, quindi, dei relativi membri da 40 a 12. La cancellazione del marchio, chiariscono però da Siena, con relativa sostituzione delle insegne è ancora oggetto di valutazione. Sulla carta, intanto, il marchio unico Mps, anche a Nordest, viene citato come un obiettivo da centrare entro la fine 2013.

Dunque scompare il marchio Antonveneta inglobato da un marchio oggi piuttosto debole, infangato da polemiche politiche, perdite legate a operazioni per le quali si è persino ritenuto di procedere contro gli ex-vertici, il presidente Mussari e il direttore generale Antonio Vigni. Repubblica Firenze cita alcune frasi della decisione del CdA della banca:

Per quanto riguarda l’ex direttore generale Antonio Vigni, era il “deus ex machina” del confezionamento derivati del Montepaschi e pertanto spetta a lui rispondere di tutti i danni, sempre secondo la relazione degli amministratori sull’azione di responsabilità. Vigni, è scritto nel documento con riferimento al confezionamento dell’operazione strutturata con Deutsche Bank, ne ha definito “tutti i termini essenziali e ha inoltre sottoscritto i documenti contrattuali principali – gli originari total return swap del dicembre 2008 – Tali circostanze sono espressive del suo diretto e fattivo coinvolgimento nell’operazione”. Pertanto, “considerati i profili di anomalia, abnormità ed illegittimità dell’operazione in parola, è chiamato a rispondere di tutti i danni subiti e subendi dalla banca in conseguenza dell’operazione medesima”

Tornando al tema Antonveneta, il quotidiano di Padova fa subito notare che l’andamento della banca partecipata di Padova è diverso da quello della casa madre di Siena:

L’ultimo bilancio di Banca Antonveneta parla di un istituto ancora in salute. Il risultato operativo netto, che dà conto della gestione caratteristica ovvero del “fare banca”, lo scorso anno si è attestato a 19,5 milioni. Certo, nulla a che fare con il risultato del 2011 che, a fronte di una crescita del 25%, aveva toccato i 175 milioni.

E questa distinzione riporta ad alcune dichiarazioni dei politici veneti dello scorso gennaio. Il 31 gennaio il Corriere del Veneto pubblicò un articolo che iniziava così:

VENEZIA — «Come presidente della Regione auspico che le forze imprenditoriali e bancarie del territorio si organizzino per far tornare qui il controllo di Antonveneta». Luca Zaia, governatore del Veneto, esce allo scoperto sul fronte della crisi bancaria che sta avvolgendo Montepaschi. La crisi è quella aperta dall’indagine sulle operazioni finanziarie messe in campo dalla banca senese all’indomani della onerosa acquisizione da 10 miliardi proprio di Antonveneta, nel 2007. Il tam tam della crisi – il titolo Mps ha perso in Borsa il 9,46% – arriva fino a Nordest, dove i dipendenti di Antonveneta fronteggiano le preoccupazioni dei correntisti. È in questo quadro che Zaia esce allo scoperto, rilanciando l’idea di una cordata di imprenditori e banche del territorio per riportare in Veneto il controllo dell’istituto che fu di Silvano Pontello. Tesi che, oltre agli industriali, pare chiamare in causa come attori naturali la Banca Popolare di Vicenza presieduta da Gianni Zonin o la Veneto Banca guidata da Vincenzo Consoli; e che però, va detto, pare aver lasciato piuttosto indifferenti in Veneto. […]

L’altra preoccupazione, par di capire, in questo momento, è sul credito… «Sì. Il risanamento di Montepaschi non può diventare un’azione di cannibalizzazione. Antonveneta rappresenta una realtà importante per il credito a famiglie e imprese. Se Antonveneta resterà nel campo di Montepaschi, avverto che questa non è terra di conquista».
Cosa intende? «Saremo molto attenti nel verificare che vengano mantenuti prestiti e fidi sul territorio: una stretta sarebbe devastante. La preoccupazione, insomma, è che Veneto e veneti non facciano le spese di una comprensibile opera di risanamento, subendo un giro di vite sui crediti. A buon intenditor…».

Questo il tema della giornata: serve ancora la banca dell’angolo, la banca del Veneto diversa da quella del Friuli, o addirittura la Cassa di Risparmio di Venezia che rifiuta di aggregarsi alla Cassa di Risparmio del Veneto, entrambe possedute da Intesa SanPaolo?

La risposta facile non esiste.

E’ vero che la vicinanza tra il vertice e la struttura operativa di una banca al tessuto delle famiglie e delle imprese della zona in cui opera genera vantaggi informativi, migliore capacità di ascolto e di dialogo, maggiore spinta a vedere nella fortuna dei propri clienti la prima ragione della fortuna della banca. E’ purtroppo altrettanto vero che nell’Italia poco meritocratica questi ‘abbracci territoriali’ sembrano agire più a livello di opaco intreccio politico, di distribuzione delle poltrone che non nelle micro decisioni sui fidi.

I recenti casi di Popolare Spoleto, di Banca Marche e probabilmente di Carige non fanno corrispondere al concetto di banca locale un’immediata corrispondenza di buona gestione.  Neppure il frammentato mondo delle BCC che più corrisponde a questo esempio di strettissimo legame con il territorio è stato esente da pessimi risultati, e gestioni caserecce pervase da conflitti di interessi con i soci.

Il secondo tema di natura gestionale è domandarsi se una media banca italiana (che significa microscopica in termini internazionali) possa basare la propria crescita e la crescita del valore degli azionisti -perché questo obiettivo non va mai scordato- operando su un territorio limitato e magari anche esigente. Mi viene da pensare al caso del più grande consorzio fidi italiano, Eurofidi, nato in Piemonte da azionisti pubblici (la Regione) e banche locali, che per diventare uno dei più grandi confidi europei ha ottenuto di superare la barriera dei confini regionali per andare a offrire garanzie in Lombardia, nel Veneto, nelle Marche e in altre regioni. Solo grazie a questa decisione è potuto crescere.

Alla fine la soluzione non può che essere di compromesso, perché non è scritto da nessuna parte che il modello federale sia disfunzionale (Intesa sta registrando qualche successo con il modello Banca dei Territori) e comunque non è vero che il problema sia il marchio nel settore bancario. Associo più facilmente il marchio, alla difesa della ragione sociale, delle poltrone nel cda e nel collegio sindacale, che alle buone decisioni sul credito.

La materia di cui è fatta una banca è semplice: persone e sistemi informativi che processano volumi massicci di dati. Le buone decisioni nascono da persone preparate che conoscono il territorio in cui operano, la capacità di servire i clienti è anche funzione della dimensione e degli investimenti. La banca dell’angolo non è la soluzione perfetta e ha il profumo cattivo di intreccio politico.

Una banca può essere grande e locale allo stesso tempo: è una scelta organizzativa, di stabilità e preparazione del personale, di decentramento delle deleghe creditizie e accentramento dei controlli, di usare le antenne riceventi sulle aree geografiche per generare buone idee magari da trasferire in altre aree. Qualcosa di cui si è sentito molto parlare ma si è visto pochino, soprattutto a valle dei processi di fusione.

 

Testo ripreso da linkerblog.biz, articolo a cura di Fabio Bolognini

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