Banca d’Italia vorrebbe lanciare i Minibond per le PMI ma le banche non ci sentono

obbligazioni-minibond-pmiDue mesi fa un nuovo intervento pubblico e significativo della Banca d’Italia sul tema del credito e dei mercati finanziari per le imprese per bocca del vice direttore generale Fabio Panetta, intervenuto all’evento-dibattito di The Adam Smith Society “Il risparmio degli italiani è al sostegno della crescita?”.

Da notare in particolare i commenti sull’accesso delle PMI al nuovo mercato obbligazionario, il mercato dei minibond:

La positiva evoluzione delle emissioni [obbligazionarie] complessive cela però andamenti difformi per le diverse categorie dimensionali di imprese. L’aumento dei collocamenti è infatti riconducibile a poche grandi aziende, a fronte del calo dell’ammontare e del numero delle emissioni da parte di società di dimensioni piccole e medie (figura 12)24. Anche il numero delle imprese minori che si sono affacciate per la prima volta sul mercato obbligazionario si è via via ridotto, mentre quello relativo alle aziende medio-grandi è rimasto costante.

Lo scorso anno le emissioni di titoli da parte di società non quotate sono state stimolate dagli incentivi fiscali previsti dal decreto sviluppo del giugno del 2012, che ha introdotto i cosiddetti minibond. Vi sono stati una ventina di collocamenti per un valore complessivo prossimo a 5 miliardi. Anche questa opportunità è stata finora sfruttata in misura limitata dalle società di piccole dimensioni.

Il divario tra i diversi gruppi dimensionali di emittenti riflette le difficoltà che le PMI incontrano nel collocare prestiti di basso importo unitario – e quindi poco liquidi –e nel rivolgersi a grandi investitori, in particolare quelli esteri. Risente inoltre della difficoltà di valutare appieno il merito di credito delle aziende minori, soprattutto nell’attuale fase recessiva. Questi fattori si traducono in collocamenti di titoli illiquidi e con rendimenti elevati.

Le difficoltà di accesso al mercato obbligazionario da parte delle PMI offrono ampie opportunità a intermediari specializzati, in grado di vagliare in modo approfondito il merito di credito delle aziende minori, di utilizzare strategie di investimento volte a diversificare i rischi idiosincratici e orientate su orizzonti di medio lungo termine.

Sono in corso diverse iniziative per creare strumenti idonei all’investimento in obbligazioni o in prestiti di imprese non quotate, per lo più mediante la costituzione di credit funds nella forma del fondo chiuso.

… Gli sforzi compiuti in passato per favorire lo sviluppo di un sistema finanziario articolato – in cui il ruolo del mercato e degli investitori istituzionali sia in linea con quello degli altri maggiori paesi – non hanno dato i risultati desiderati. La crisi, l’aumento dei rischi creditizi e le tensioni nell’offerta di credito che ne derivano offrono tuttavia gli incentivi – alle imprese, alle banche – per rinnovare e rendere efficaci quegli sforzi, per ampliare il finanziamento diretto del settore produttivo.

Come in altre uscite pubbliche la Banca d’Italia sta incoraggiando in tutte le possibili sedi la partenza del mercato obbligazionario delle PMI, che nonostante i buoni decreti promossi nel 2012 dal governo Monti-Passera e rafforzati nel 2013 da quello Letta-Zanonato per facilitare le emissioni di piccole e medie aziende non ha sinora incontrato un grande riscontro da parte degli imprenditori.

Le emissioni di PMI quotate al segmento di Borsa Italiana, l’ExtraMOT Pro sono infatti state poche e di importo modesto.

In 7 mesi 17 emissioni per un controvalore totale di poco più di 90 milioni di euro, milioni non miliardi. Tutto qui? Purtroppo sì, un mercato, che le società di rating italiane ed estere valutano con un potenziale di oltre 30 miliardi di possibili emissioni e di qualche decina di migliaia di imprese nelle condizioni finanziarie di emettere obbligazioni, ha saputo prelevare dalle ricche tasche degli investitori solo 90 milioni in 7 mesi.

Aspettiamo che cresca e raccontiamoci pure che il mercato deve ancora partire, che i credit funds -a cui si riferisce Panetta- stanno ancora raccogliendo fondi e autorizzazioni, ma la verità è che il motivo dello scarso afflusso sta nel campo delle imprese. Gran parte degli imprenditori stanno seduti sulla riva del fiume e non capiscono dove stia il vantaggio di abbandonare un credito bancario a buon mercato (alle imprese con buoni bilanci il credito non manca) per andare a pagare il 7% o l’8% all’anno più una manciata di commissioni a vari consulenti e prelevare fondi a 3 o a 5 anni.

Al punto che la Banca d’Italia si spinge ad incoraggiare persino le banche a fare buttare in piscina o nel fiume le imprese loro clienti. Un comportamento che le banche avrebbero considerato autolesionistico sino al 2010, visto che un’emissione obbligazionaria rimpiazza un bel mutuo bancario. Oggi le cose sono cambiate, i bilanci delle banche vanno sgonfiati e quindi qualche imprenditore si sentirà proporre dal suo gestore una bella emissione di minibond.

Mentre i tanti operatori si stanno adoperando per mettere su presentazioni Powerpoint i benefici che le imprese medio-piccole possono ricavare dall’emissione di obbligazioni collocata sui mercati degli investitori istituzionali, mi limiterei su questa paginetta a ricordare agli imprenditori che giudicano con un certo ribrezzo la cedola annuale del 7% che gli viene proposta quanto stanno pagando proprio le banche in gennaio-e solo quelle che possono- per procurarsi fondi a medio termine:

→ Intesa SanPaolo, bond di 500 mil.€ durata 8 anni, spread 1,70%, rendimento 3,54%
→ Unicredit, bond di 1,25 mld.€ durata 7 anni, spread 1,70%, rendimento 3,34%
→ Veneto Banca, bond di 350 mil.€ durata 3 anni, rendimento 4,05%
→ Banca Popolare di Vicenza, bond di 500 mil.€, spread 3%, rendimento 4%

Davvero una piccola o media impresa può pensare di pagare una cedola annuale inferiore o vicina a quella pagata a investitori istituzionali dopo anni e anni di emissioni? In questa prospettiva andrebbero valutati i rendimenti, o i costi per l’impresa, proposti per emettere minibond, piaccia o meno.

Ma, come sempre, il problema sta nella legge domanda-offerta. Se le banche continuano a offrire a imprese che reputano di buon livello (e basso rischio, salvo accorgersi di avere sbagliato…) tassi sul debito a medio-termine nell’ordine del 4-5% ci sarà sempre poco spazio per il mercato obbligazionario.

Forse anche questo voleva dire Fabio Panetta quando ha esortato le banche ad accompagnare le imprese sul mercato obbligazionario.

E allora imprenditori coraggiosi e lungimiranti coraggio, è il momento per buttarsi e attraversare il fiume. Il sistema bancario che avete conosciuto negli ultimi 20 o 30 anni non sarà quello dei prossimi 10. Meglio studiare anche le altre strade.

 

Articolo di F. Bolognini – da: Linkerblog.biz