Austria la prossima vittima della speculazione finanziaria

Un interessante articolo di David Malone, da Vocidallestero, che, seppure di circa un mese fa, fa parecchie interessanti considerazioni sul problema del debito pubblico di Italia, Grecia e Austria e pone degli interrogativi molto importanti. Vale decisamente una lettura.

Penso che ci sia qualcosa di grande, forse molto grande, che sta venendo a galla nei mercati obbligazionari del debito sovrano. Quello che segue è pura speculazione, per cui prendetela per tale. Ma i segnali mi sembrano minacciosi.

In primo luogo i fatti.

Venerdì scorso i titoli di Stato italiani hanno preso una batosta. La domanda per le obbligazioni italiane standard a 10 anni è crollata, e il costo dell’assicurazione contro il default (costo dei CDS) si è impennato. Il motivo riportato riguardava i rinnovati timori che il Ministro delle Finanze italiano Tremonti avrebbe lasciato il suo posto dopo essere risultato coinvolto in una indagine per corruzione, al culmine della spaccatura in corso con Berlusconi.

Poi, sempre Venerdì, la UniCredit, la banca italiana da miliardi di Euro, ha visto sospesa la negoziazione delle sue azioni dopo che erano crollate del 6%. Un forte calo. La ragione riportata per questo si fondava sui timori che alcune banche italiane potrebbero non superare i più recenti stress tests bancari europei, i cui risultati sono attesi per il 15 luglio. E sul fatto che UniCredit, che ha costantemente negato di avere alcun problema, potrebbe invece dover raccogliere nuovi capitali. UniCredit è l’unica delle banche globali europee a non aver aumentato il capitale fino ad ora in questa crisi.

Poi è stato riferito oggi (domenica 10 luglio) che i Ministri delle Finanze europei terranno una riunione di emergenza lunedì, “per discutere la possibilità che la crisi del debito possa diffondersi in Italia dalla Grecia ….” Improvvisamente c’è un collegamento dalla Grecia all’Italia saltando Spagna e Portogallo.

Questo mi sembra svelare qualcosa.

In primo luogo ricordiamo che Tremonti è la risposta Italiana al Greenspan Americano. Ha governato l’Italia con Berlusconi per 15 degli ultimi 17 anni, in gran parte come Ministro delle Finanze. Durante questo periodo il debito italiano è salito a circa il 120% del PIL e a quasi 2mila miliardi di euro. Giusto o sbagliato, la gente vede Tremonti come l’uomo che ha protetto l’Italia e le sue banche. Essi temono che senza di lui qualcosa di brutto potrà accadere. Penso che abbiano ragione. Senza di lui alcune brutte cose potrebbero venire a galla.

Per quanto riguarda UniCredit, è sempre stato notato che in qualche modo, nonostante il grande debito italiano, sia l’Italia stessa che le sue banche hanno evitato il peggio della crisi finanziaria. Che le banche italiane non abbiano subito declassamenti e insolvenze mi ha sempre sorpreso. E a quanto pare sorprende i mercati, che sono stati nervosi su UniCredit durante tutta la crisi.

Il crollo di venerdì nel prezzo delle azioni UniCredit e la sospensione delle negoziazioni non è la prima volta che accade. Fin dall’inizio della crisi bancaria UniCredit ha visto il prezzo delle sue azioni crollare e ha dovuto sospendere la negoziazione più e più volte. Basta una rapida occhiata indietro per trovare che le negoziazioni delle azioni UniCredit sono state sospese nel giugno ’08, più volte il 10 luglio ’08, di nuovo il 30 settembre e il 6 ottobre ’08 e ancora nel gennaio del ’09. Ci possono essere altri casi che mi sono sfuggiti.

La chiave sta in quello che hanno detto le agenzie di rating quando sono state interrogate sul perché solo pochi giorni prima del crollo davano un buon rating a Northern Rock. Hanno detto che parte della loro valutazione sulla ‘salute’ della banca si fondava sulla probabilità che sarebbe stata salvata dal governo in caso di crisi. Quindi non stavano valutando la banca puramente dal punto di vista finanziario – centrale per la valutazione di ‘salute’ della banca era la probabilità di avere la garanzia di un salvataggio governativo. La capacità di essere salvata equivaleva, ai loro occhi, ad essere una banca ‘sana’.

Questa è la logica che penso spieghi perché il mercato svende UniCredit come se avesse la peste al minimo accenno di difficoltà. Penso che il mercato sa o almeno sospetta che UniCredit è messa molto male e può sopravvivere solo finché i suoi amici hanno il controllo totale della politica italiana regionale e nazionale. Se Tremonti , in particolare, dovesse perdere la presa, allora la vitalità di UniCredit improvvisamente apparirebbe in realtà molto fragile.

E se UniCredit appare fragile, appare fragile anche l’Italia nel suo complesso. La caduta di UniCredit farebbe cadere l’Italia, riserve d’oro o meno.

La mia opinione è che l’Italia, così come UniCredit, è di gran lunga messa peggio di quanto non sia finora stato ammesso. L’Italia ha, credo, debiti nascosti nelle sua città e regioni, in particolare quelle del Nord. Penso che vedremo ‘nuovi’ debiti emergere, in particolare se Berlusconi e/o Tremonti se ne vanno.

Ma perché si dovrebbe accettare la mia sensazione che UniCredit è in difficoltà? Ho scritto a proposito dei problemi di debito di UniCredit già su Dominoes Falling from the East. In questo articolo ho esposto in dettaglio come UniCredit sia esposta al debito dell’Est europeo. Senza entrare ora nei dettagli, UniCredit detiene la più grande banca austriaca, la Bank Austria, che è uno dei più grandi giocatori nei prestiti verso i paesi dell’Europa orientale come Ungheria, Polonia e Romania. Questi e altri paesi dell’Europa orientale e dei Balcani hanno un problema comune.

Una delle cose che ho osservato è lo spietato rafforzamento del Franco Svizzero nei confronti dell’euro e di tutte le altre valute. Una quantità enorme dei prestiti a paesi come l’Ungheria sono stati contratti in franchi svizzeri. All’epoca aveva senso per i mutuatari perché il tasso era di gran lunga inferiore a quello dei prestiti in valuta locale o in euro. Ora però, con il franco svizzero che schiaccia tutte le altre valute, la gente sta realizzando che i soldi che guadagna valgono sempre meno rispetto ai prestiti espressi in franchi svizzeri che deve pagare. Come il franco svizzero sale, i prestiti in Europa orientale e nei Balcani vanno sempre più giù. UniCredit è l’ultima sede di tali perdite.

Ora, potrei vedere nuvole scure dove non ci sono. Ma due eventi improvvisi mi fanno pensare che non sto fantasticando.

In primo luogo, secondo un articolo italiano riportato stasera (Domenica) da Zerohedge, il regolatore italiano è talmente preoccupato su un possibile bagno di sangue nelle azioni delle Banche italiane questa settimana, che potrebbe imporre il divieto delle vendite allo scoperto. Ora, che ci piacciano o no le vendite allo scoperto, questo ci dice chiaramente che sono uscite delle voci che UniCredit, tra le altre, è esposta: debiti nascosti, e un vecchio protettore che potrebbe essere sul punto di cadere, sono proprio un cattivo segno.

In secondo luogo, il titolo del Financial Times di lunedì mattina (almeno nella versione online) è “EU shifts stance on Greece default”. La notizia è che tutto ad un tratto i leaders europei (leggi – le banche che li consigliano) sono disposti a consentire un default della Grecia su parte del suo debito. L’articolo riporta come il piano francese, che solo pochi giorni fa era visto come la risposta, è stato improvvisamente abbandonato per una versione del piano tedesco che era stata considerata impraticabile.

Penso che questa inversione ad U sia molto significativa.

Il piano francese era complesso – ho fatto del mio meglio per leggere il testo francese – e per quanto ho potuto vedere ne avrebbero beneficiato le grandi banche molto più che la Grecia. La chiave del piano francese stava nei tempi. Si allungava la scadenza dei debiti, ma alla fine la Grecia avrebbe dato molto di più alle banche. Era un piano marcio per la Grecia ma abbastanza buono per le banche. Allora perché abbandonare la possibilità di spremere ancora di più la Grecia?

L’unico motivo che posso vedere è che i tempi improvvisamente non sono più risultati a favore delle banche. Fino a quando le banche percepivano la situazione come stabile per un certo tempo, allora aveva un senso allungare i tempi dei rimborsi, a condizioni più severe, ottenendo di più nel lungo periodo. Ma se improvvisamente fosse venuto fuori che la situazione potrebbe peggiorare, allora il piano sarebbe un disastro per le banche. Di fronte a un disastro che si avvicina le banche preferiscono ottenere ciò che possono ora, e uscire.

E allora leggiamo il nuovo piano a cui le banche sono improvvisamente favorevoli, in cui la Grecia riacquista i suoi bonds (il debito), attualmente detenuti dalle banche, anche in perdita. La Grecia utilizzerebbe fondi europei per fare questo, prestati da parte dell’UE. Questo sarebbe un default tecnico e una perdita per le banche. Ma improvvisamente questo sembra OK per le banche? A quanto pare hanno fretta di ottenere subito ciò che possono, anche se vanno in perdita.

Ora, io non credo che le banche facciano mai qualcosa per un senso di dovere civico. Fanno solo quello che va a loro beneficio. L’unico motivo che posso intuire per cui le banche hanno fretta di essere pagate subito, anche se vuol dire subire una perdita, è che le banche suppongono che ci saranno maggiori perdite in futuro. Che cosa farebbe scattare la paura di una perdita più grande e far sì che le banche, che solo recentemente hanno rifiutato anche solo di prendere in considerazione di subire una perdita sulle loro obbligazioni, possano ora mettere in conto una cosa del genere?

L’Italia. Se emerge un coinvolgimento dell’Italia – i mercati obbligazionari comincerebbero a scaricare il suo debito sovrano e i debiti delle sue banche, e questo fa sì che sembri molto meglio essere pagati subito dalla Grecia

Come ho detto, questa è una speculazione. Ma decisamente c’è qualcosa che non va.