Anticipo fatture una abitudine italiana fatta di ritardi omissioni e inganni

anticipo-fatture-bancheAumenta la crescente diffidenza del sistema bancario verso la propria clientela imprese.
I segnali della diffidenza sono molteplici: i dubbi storici sulla veridicità dei bilanci depositati, la crescita nel numero di istanze di concordato e la loro finalità di ’sgravio’ facile del debito bancario e ultimo ma non meno importante si è aggiunto il dubbio sulla veridicità delle fatture presentate per l’anticipo.

Soffermandoci su questo ultimo aspetto, che non è ancora stato evidenziato dalla stampa, occorre dare qualche spiegazione ed evidenza.

• Sino al 2011 le banche hanno anticipato qualche centinaio di miliardi di fatture (lo stock è di 130 miliardi ma gira almeno 2-3 volte all’anno) senza grandi patemi d’animo. Addirittura in non pochi casi senza una verifica puntuale delle fatture (quando vengono effettuati anticipi ’in monte’) o accettando fatture intercompany, tra due società facenti capo alla stessa proprietà o collegate.

• La crisi finanziaria e di liquidità, la stretta dei crediti hanno indotto una certa percentuale di imprenditori a fabbricare, insieme ai loro prodotti, anche fatture inventate oppure a presentare la stessa fattura vera a due banche. Le dimensioni del fenomeno non sono note ma non sono banali e compaiono nella maggioranza dei casi di crisi conclamata. Per molte imprese era l’unico modo per procurarsi liquidità: il fatturato calava e i castelletti sconto erano liberi. Tentazione troppo forte per procurarsi liquidità e fare pagamenti.

• Ho constatato di persona come non pochi imprenditori siano ignari che si tratta di un reato penale: sanno che non è regolare ma non che gli effetti vadano oltre il diritto civile quando ci si procura denaro indebitamente. Sicuramente anche chi ne è perfettamente consapevole  non capisce che sta solo aggravando il suo stato di salute, e prosegue nella speranza di riprendersi entro breve e rimediare al ’peccato’. Speranza frequentemente disattesa.

• Infine non tutte le piccole imprese sanno che i contratti bancari per l’anticipo fatture prevedono espressamente la cessione del credito anticipato e la notifica al cliente-debitore-ceduto.

Conclusione: la pioggia di fatture doppie e false ha indotto un gran numero di banche a esercitare sistematicamente il diritto alla notifica della cessione che oggi viene attuata anche in modo automatico, all’apertura del finanziamento per anticipazione e scatena una comunicazione per lettera raccomandata, con l’avviso dell’avvenuta cessione e le istruzioni di pagamento sul conto della banca. Testimonianze: tante, negli incontri con le banche questa procedura viene evidenziata subito, anche a nuovi clienti, tanto per mettere le cose in chiaro sul livello di diffidenza con cui oggi la banca tratta le fatture delle imprese e di conseguenza anche la categoria degli imprenditori.

Le conseguenze delle fatture allegre

L’impatto negativo sull’economia italiana è duplice:

1) le imprese riceveranno tonnellate di raccomandate con la notifica, che arriveranno in gran parte nell’ufficio sbagliato e procureranno fastidi amministrativi e qualche dubbio che i loro fornitori siano in stato di degenza o crisi. C’è un danno o un inquinamento dei rapporti commerciai tra fornitori e clienti che non è facilmente calcolabile, sino a quando la cessione alle banche diventerà una prassi totalitaria e normale.

2) le filiali delle banche -in assenza di procedure automatiche con uso della posta certificata- perderanno ore di tempo a firmare lettere di notifica e portarle in posta per inviare la raccomandata con ricevuta di ritorno. Per un settore alla disperata ricerca del taglio di costi, questo è aggravio di costi o riduzione di produttività fate voi;

3) le imprese che anticipano fatture in buona fede potrebbero trovarsi a dovere attendere giorni prima di ricevere gli anticipi, cioè sino a quando l’avviso di ricezione della raccomandata ritorna alla banca.

Tutto questo è folle, ovviamente, ma va detto che le banche stanno solo difendendosi dalle pessime abitudini creative di una minoranza di imprenditori che ha compromesso la credibilità della stragrande maggioranza.  Sorridono forse solo le società di factoring che di notifiche e cessioni fanno non solo una prassi operativa ma uno scudo di sicurezza contro il rischio di credito e per le quali nulla cambia, anzi la banca si allinea a uno dei supposti svantaggi del factoring (l’intromissione nei rapporti cliente-fornitore).

Su tutta questa brutta storia le associazioni di imprenditori tacciono da troppo tempo, sia che si tratti di fermare la prassi dei ritardi nei pagamenti (vedi grafico nel box), oppure di ‘moralizzare’ i propri associati sui rischi di comportamenti illeciti nelle fatture. Perché pochi imprenditori stanno danneggiando tutti gli altri.

E’ forse accettabile che solo il 10% delle grandi imprese paghi con puntualità e solo il 40% delle medie? E’ forse accettabile che il 7-9% dei pagamenti arrivi con un ritardo di oltre 2 mesi?  Nella classifica dei peggiori pagatori europei l’Italia è superata solo dalla Grecia.

Ecco in Italia non si è fatto nulla per impedirlo o per delimitarlo, neppure quando nel lungo tunnel della crisi vista la scarsa liquidità era decisamente opportuno muoversi per responsabilizzare gli imprenditori. Le banche hanno solo subito il danno e reagito tardivamente, questa volta non possono andare sul banco degli imputati anzi. L’effetto che ho descritto è purtroppo una penalizzazione per tutta la categoria dei piccoli e medi imprenditori (improbabile che vengano fatte notifiche sulle fatture delle grandi imprese).

Proposte

A) Le associazioni, e penso soprattutto a Confartigianato e Confcommercio, devono prendere iniziative radicali per il monitoraggio dei pagamenti e se proprio non vogliono denunciare chi sistematicamente paga in ritardo, almeno promuovano il codice dei pagatori puntuali copiando quanto fanno paesi più civili del nostro e alzando un’onda lunghissima di moralizzazione, a cui si assocerebbe subito anche la Comunità Europea e il commissario Antonio Tajani che sostengono la moralizzazione dei pagamenti con la campagna PAY ON TIME

B) Banche e associazioni si siedano a un tavolino, piccolo e affiancato a quello del credito, per trovare soluzioni meno invasive e lente della raccomandata con ricevuta di ritorno e per sensibilizzare i propri associati sull’esigenza di portare allo sconto e all’anticipo solo fatture vere, non contestate ed esigibili con l’accordo dei propri clienti. La tecnologia si metta al servizio di questa esigenza e troverà ampi spazi di lavoro.

Perché quando le cose sono semplici e non vengono fatte, c’è un enorme sospetto che qualcuno non voglia farle e opponga resistenza.

 

Testo di Fabio Bolognini ripreso da Linkerblog.biz