Alcuni paesi devono uscire dall’Euro

L’inevitabile risultato della crisi in atto puo’ essere solo questo, a nostra opinione.

Riportiamo a questo proposito un interesante stralcio da un articolo di Oscar Giannino su Chicago Blog:

“E’ stata compiuta una lunga catena di gravi errori, e lo dico pour essendo straconvinto che l’azzeramento del deficit con meno spesa pubblica e meno tasse sia la strada obbligata. Ma non è una strada che si può imporre da un momento all’altro a Paesi affetti da gravi squilibri, mettendoli ancor più in ginocchio al solo fine di tutelare i propri crediti. Si è accentuata la divisione tra un’Europa rigorosa nordica che cresce esportando, e una fascia eurodebole a crescita negativa o stentatissima. Con un euro giunto quasi a un dollaro e mezzo (idem dicasi sullo yuan cinese) che per i tedeschi è ancora sottovalutato ma che per il nostro export è una penalizzazione.

L’Italia, proprio per aver evitato col suo basso deficit in questi terribili anni di finire nel mirino dei mercati, ha tutto l’interesse a porsi alla testa in Europa di una soluzione che eviti traumi all’euro ed esplosioni di piazza. Aver previsto che solo dal 2013 chi compra titoli di Paesi a rischio debba comparteciparne ai rischi, è stato come dire al mercato che entro il 2013 gli eurodeboli sarebbero saltati. Per Mario Draghi, alla BCE, non sarà una bella eredità da raccogliere.

La soluzione più gusta, sin dall’inizio, era dare ascolto alla richiesta italiana. Se l’Europa vuole diventare politica, questa era l’occasione per coprire almeno parte del vecchio debito pubblico nazionale con emissioni di eurobonds. Altrimenti, se l’euroarea è solo una convenzione monetaria, è giusto che il mercato creda che piuttosto che finire in pezzi alcuni Paesi escano dall’euro, e svalutino tornando alle vecchie monete nazionali. La svalutazione monetaria è un’illusione, come sa bene l’Italia dei tempi della liretta, ma per diventare rigorosi nella finanza pubblica e produttivi nell’economia privata occorrono per Paesi lontani dall’obiettivo riforme talora lunghe nel tempo, non cure da cavallo che lo uccidono.”

Tra l’altro, questa analisi coincide con la nostra previsione di almeno due anni di ulteriore difficolta’ sui mercati (visitate il post in homepage per ulteriori dettagli) e una ripresa graduale solo a partire dal 2013

 

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