Alberto Naef responsabile Global Marketing Unicredit: il Bitcoin risponde ad una esigenza reale

Una risposta molto imperfetta a un bisogno reale: questa potrebbe essere una delle tante definizioni del Bitcoin.

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Senz’altro non è un sistema sicuro, basti pensare che ad oggi abbiamo il 25% di frodi sul totale del valore dei bitcoin: sommando i problemi come Mt.Gox e MyCoin, arriviamo quasi a 1 miliardo di dollari a fronte di un valore complessivo di 3,5 miliardi di dollari. Questo è un limite, ma nonostante tutto bitcoin è ancora lì e sta crescendo. Questo ci dice che c’è un bisogno reale sottostante, quello della digitalizzazione dei pagamenti: bisogna fare in modo che venga assolto perché il consumatore lo vuole.

Mi permetto di fare un’altra provocazione: non è il bitcoin che esce dalla comunità, è la comunità che si allarga. E cioè la comunità che vuole pagare in modo digitale si sta allargando, lo vediamo nella crescita dell’e-commerce in tutto il mondo, anche in Italia, con tassi di crescita del 20% all’anno, che un tempo era 20% in più di poco, oggi e il 20% in più di un 10-15% delle vendite mondiali di beni di consumo.

Un primo tema è la sicurezza: finché resta un fenomeno di nicchia con speculatori che fanno il 100% di profitto sul valore del bitcoin, se poi perdono un 30% hanno sempre fatto un 70% di profitto. E quindi questa ovviamente è la media del pollo. Ma il fenomeno resiste pur non avendo un pegging al dollaro perché bitcoin vale il valore di mercato di ogni giorno. Io sono rimasto stupito: ha resistito anche a casi come Mt.Gox e MyCoin, due colpi che sarebbero mortali in qualsiasi altro

Secondo tema. Lo pseudo-anonimato è un problema laddove non c’è scambio di beni o c’è scambio di beni tra persone nascoste.  Esempio banale: quando facciamo e-commerce nessuno può rubarmi identità anagrafica e andare a comprare un mobile all’Ikea. Dove se lo fa spedire? Altro tema: il real time. In media 8-9 minuti per la blockchain. Ma se lo confrontiamo al mondo fisico, a un supermercato, 8-9 minuti per pagare non funzionano. Ma usciamo dal mondo fisico. Quando compri su Amazon, se non ti arriva l’sms subito del pagamento avvenuto, inizi ad andare nel dubbio: avrò ordinato o no? Quindi oggi il real time nell’ordine dei secondi va risolto, se no il commercio non funziona.

Quindi real time è un altro tema che va risolto perché il consumatore è abituato oggi ad avere tutto e subito. Anche perché i soldi, dopo gli affetti, vengono sempre nella “top 5”, quindi il fatto che io non sono sicuro di cosa sia successo ai miei soldi, è un aspetto emozionale non banale per i consumatori.

Ultimo aspetto: qui sarò ancora provocatore. Le altre crittovalute. Il fatto che oggi ci siano 500, o non so quante, cripto-currencies, crea confusione agli occhi del consumatore. Dobbiamo tener conto di quello che è il valore che abbiamo oggi: quando ci presentiamo con Mastercard o Visa siamo tranquilli che possiamo pagare. Questo è importante perché se riusciamo a focalizzare tutto su un sistema più perfetto e unitario, a quel punto creiamo la vera interoperabilità e la vera sicurezza e il vero real time che chiede il consumatore e che ha difeso il bitcoin finora.

 

Testo ripreso dall’inserto Nova su ilsole24ore.com

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