AirBnb Arduino Fablab Makers parole astruse che presto entreranno nelle nostre case

«Casa Jasmina è la vostra casa. Venite a visitarla e a conoscerla».

L’invito arriva direttamente da Bruce Sterling, giornalista e scrittore, sul palco della Torino Mini Make Faire. Accanto a lui ci sono Jasmina Tesanovic, giornalista e attivista politica, e Lorenzo Romagnoli, designer esperto di social media e co-fondatore del FabLab Torino. Oggi è una giornata speciale per i maker torinesi visto che, oltre all’avvio della seconda edizione della fiera, c’è un progetto che viene inaugurato. Casa Jasmina, per l’appunto.

Quello di Bruce, del resto, non è un invito di circostanza. Mi è chiaro fin da subito, dalla mattina durante il primo talk a cui assisto. A parlare è Energy@home, uno dei partner del progetto. Mentre il pubblico, seduto in cucina, ascolta in che modo Casa Jasmina è stata resa “smart”, compare Bruce. In pochi secondi osservo una spugna volare verso il lavandino e il frigo aprirsi per far spazio ad alcune birre. Siamo ospiti graditi, senza formalismi o rigidità di sorta. Quella, in fondo, è una casa come le altre e le regole di convivenza e ospitalità non cambiano: «Questa casa super connessa è la prima del suo genere ma certamente non sarà l’ultima. Presto avremo molti luoghi simili. Luoghi dedicati allo stile di vita e alla cultura maker».

Cos’è Casa Jasmina?

Casa Jasmina è un progetto, realizzato da Officine Arduino, che abbraccia quei temi fondamentali che oggi sono legati al “fare innovazione” come l’internet of things, open design, open source, open hardware, smart home, making. L’obiettivo che persegue è ambizioso ma affascinante: «La nostra vittoria sarà nel riuscire a integrare la grande tradizione italiana nel settore del mobile e del design degli interni con le competenze emergenti in ambito open-source».

Si tratta dunque di un vero living lab che sarà usato come spazio di test per soluzioni che riguardano il mondo degli oggetti connessi e delle forniture open source. Prodotti che possono essere legati ad Arduino o progetti realizzati dalla comunità dei makers. Ma non solo: «Vogliamo che diventi un contenitore che catalizzi e metta insieme più realtà» sottolinea Lorenzo Romagnoli «La nostra visione è molto larga, cambia continuamente. Nei prossimi tre anni sperimenteremo moltissimo».

Anche per questo Casa Jasmina sarà, in un prossimo futuro, affittabile attraverso la piattaforma AirBnb: «Ogni esperienza ci servirà per avere dei feedback e migliorare il progetto. Tutto per portare avanti il dialogo sull’importanza dell’Internet of Thing».

Vivere meglio e spendere meno

«Diciamolo chiaramente. Quella che stiamo portando avanti è una lotta politica. Se la filosofia open dovesse prendere davvero piede sarà una vera e propria rivoluzione». Alterna l’italiano all’inglese Jasmina Tesanovic. Ma la sua voce non cambia. Così come la forza dei suoi messaggi, la tenacia che esprime nelle sue convinzioni. Ed è la passione a trasparire mentre parla di come vorrebbe che diventasse Casa Jasmina.

«Voglio una casa che sia vivibile, dove le persone stiano meglio, più felici. Certamente non voglio stare in un posto dove devo schiacciare 17 bottoni per avere una reazione. Per quello bastano i telecomandi che già abbiamo. Vorrei che fosse un punto di riferimento per artisti, musicisti, innovatori». Secondo Jasmina il risultato finale è semplice: si deve arrivare al punto in cui le persone smettano di chiedersi a che cosa sono connessi i vari device presenti in casa.

Casa Jasmina, esempio per il mondo

Ma come viene visto questo progetto nel mondo? «Benissimo» dice Lorenzo dal palco «Pensate che riceviamo tutti i giorni attestati di stima e mail di persone che si complimentano per Casa Jasmina». Numerose sono anche le richieste riguardo a consigli tecnici per esportare il progetto in altri luoghi, compreso un ragazzo che vorrebbe fare qualcosa di simile alle isole Mauritius.

Confronti che mettono in luce quanto, pur essendo un progetto replicabile, debba comunque essere inserito nel contesto giusto. «Il progetto è nato in questo luogo» dice Lorenzo «Perché qua c’era una convergenza di competenze diverse: toolbox,fablab, officine arduino. C’erano tutti gli ingredienti necessari per farlo partire».

Non resta dunque che attendere per vedere gli sviluppi e la crescita di Casa Jasmina. E non sarà un’attesa lunga. Come ha detto Bruce Sterling basterà recarci a Torino, bussare alla porta e aspettare semplicemente di essere accolti come dei vicini in visita.

 

Articolo di A. Frau – ripreso dal blog startupitalia.eu

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