Agriturismi e fattorie didattiche un settore tra luci e ombre

OLYMPUS DIGITAL CAMERASecondo i dati forniti da Confcommercio e Confagri il 2013 ha visto una falcidia di agriturismi: ben il 22% hanno chiuso i battenti, ed il 16% risulta inoperante. Per contro gli Alberghi Diffusi hanno incrementato la loro presenza nella misura del 9% mentre le fattorie didattiche hanno visto un incremento del 18%, nel 42% dei casi aprendo ex-novo l’attività e per il restante 58% convertendo parte delle strutture per poter accogliere bambini e studenti.

Il Centro-Nord, e segnatamente la Toscana, l’Emilia-Romagna e la Lombardia sono le regioni che hanno visto il maggiore incremento; Piemonte e Valle d’Aosta, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige al Nord non hanno registrato variazioni di rilievo unitamente a Marche, Puglia e Calabria. Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania e Sicilia sono invece le regioni che hanno subito le maggiori flessioni.

Considerando che gli agriturismi censiti al 1° gennaio erano oltre 20mila con una capacità ricettiva di 150mila posti, rappresentativi del 28% della capacità ricettiva nazionale, e che la loro crescita nel quinquennio 2007-2012 sembrava inarrestabile, con la Toscana che, con le sue 4.125 strutture faceva la parte del leone, sorgono spontanee alcune domande. E non è sufficiente addebitare alla crisi economica generale la ragione del fallimento di numerose strutture.

Osservare le aziende agricole in vendita attraverso le aste giudiziarie aiuta a comprendere come molte di esse stessero da anni vivendo situazioni travagliate, ma non tutte le aziende agricole cessate erano agriturismi e meno ancora fattorie didattiche.

Analizzando i dati disponibili presso le numerose associazioni di categoria, parametrati a superficie di terreno disponibile, tipo di coltivazioni o allevamenti, capacità ricettiva ed offerta di attività aggregate un dato emerge lampante a fornire la risposta alla nostra domanda: gli agriturismi che hanno chiuso erano in realtà alberghi di campagna con l’orticello, non aziende agricole che all’attività principale abbinavano una disponibilità ricettiva.

Analizzando, inoltre, le caratteristiche di dinamismo e performances delle aziende agrituristiche più gettonate dai clienti scopriamo che non sono le più estese territorialmente o le più lussuose, bensì quelle di dimensione minuscola, gestite da una o due famiglie o da un gruppo di soci-lavoratori costituitisi in cooperativa: curatissime ma non per questo necessariamente sfarzose nella presentazione estetica, attente alla storia ed alla cultura anche gastronomica del territorio nel quale operano, sono in grado di offrire corsi, trekking, percorsi culturali e naturalistici, attività olistiche per il benessere fisico e spirituale. E’ significativo, infine, che molte delle più valide siano sorte in territori apparentemente svantaggiati, in teoria non in grado di offrire soluzioni in grado di sedurre gli ospiti.

Non va dimenticato che la permanenza media in un agriturismo non raggiunge la settimana: due, tre notti al massimo e, spesso, la permanenza riguarda una sola giornata senza pernottamento. Quattro, e talvolta cinque, notti costituiscono lo standard di quelle realtà dotate di strutture per il benessere: impianti termali, corsi di yoga o massaggi, sessioni di meditazione, consapevolezza o training. Ma teniamo presente che l’agriturismo non può praticare, in linea di massima, tariffe alberghiere a parità di offerta.

Se per intraprendere un’attività agrituristica occorre un chiaro intento, la voglia di reinventarsi ogni giorno e di darsi da fare, nel caso di una fattoria didattica, che può a propria volta essere anche un agriturismo, bisogna addirittura seguire un preciso schema di progettazione, che prevede essenzialmente quattro passaggi:

Esame delle Risorse

Si disegna un quadro il più possibile completo delle risorse umane e strutturali presenti nell’azienda, rammentando che in tutte le aziende deve esistere una certa elasticità nell’impiego delle risorse umane, nelle scelte produttive e nella destinazione delle infrastrutture (edifici, fienili, stalle, ecc.). Ad esempio un’azienda zootecnica non avrà molte difficoltà a modificare la stalla nel caso si voglia dedicare ad attività di equiturismo. Lo stesso vale con l’impiego della manodopera che, con opportuni aggiustamenti, potrà essere liberata da determinate incombenze aziendali per dedicare parte del suo tempo all’attività di agriturismo.
L’esame delle risorse va condotto operando idealmente su due colonne. Nella prima saranno elencate le risorse immediatamente disponibili, per esempio un edificio rurale da tempo abbandonato; nell’altra quelle potenziali, per esempio un terreno incolto che potrebbe essere coltivato, oppure ospitare un agricampeggio.

Esame del Contesto territoriale

Facendo riferimento alle caratteristiche del territorio si traccia con chiarezza la propria situazione. Anche qui occorre evitare schematismi e rigidità eccessive. Di fatto, l’esperienza fatta dalle aziende che già operano in Italia mostra non pochi casi di fattorie didattiche perfettamente vitali anche se nate in aree oggettivamente svantaggiate. Naturalmente in questi casi a fare la differenza è soprattutto la capacità dell’imprenditore di organizzare un’offerta valida curando in modo particolare la promozione pubblicitaria.

Scelta dell’offerta e dei servizi

Una volta raccolti tutti i dati è possibile affrontare l’effettiva scelta su quale tipo di ospitalità agrituristica organizzare. In questa fase si immagina una prima ipotesi su cui lavorare, che andrà via via approfondita tenendo conto delle nuove informazioni che si raccolgono durante l’analisi. E’ indispensabile stabilire un rapporto con altre fattorie didattiche. Appurato che esistono le condizioni di massima per creare un’iniziativa imprenditoriale in questo campo, diventa infatti di fondamentale importanza avere l’aiuto di qualche esperto del settore, che verifichi e corregga il piano di massima elaborato dall’imprenditore, informandolo anche circa eventuali risorse finanziarie pubbliche disponibili.
Altrettanto necessaria è la visita ad aziende che operano da anni nel settore: dedicare qualche giorno a questo scopo non è una spesa inutile e può aiutare notevolmente ad acquisire dati e suggerimenti pratici su come funziona ed è organizzata un’impresa di questo tipo.

Programmazione degli interventi

Terminata questa fase di studio e deciso, anche in prima approssimazione, il tipo di fattoria didattica verso cui orientarsi, spetta all’imprenditore programmare i vari tipi di interventi necessari per avviare l’attività. La loro successione, dal punto di vista temporale, non è rigida e spesso le varie fasi da seguire sono tra loro interdipendenti. Per fare un esempio, anche se temporalmente i lavori di ristrutturazione devono ovviamente precedere la richiesta di sopralluogo per certificare l’idoneità igienico sanitaria dei locali e delle attrezzature destinate all’ospitalità, sarà bene prendere subito contatti con l’Asl di competenza per tenere conto dei criteri da loro adottati per dare la certificazione, prima di attuare il progetto definitivo di ristrutturazione.

La storia delle fattorie didattiche inizia in Scandinavia all’inizio del XX Secolo ispirate da un movimento giovanile nato nel 1914 negli Stati Uniti, mentre nel nostro Paese le prime vedono la luce negli anni Settanta, sviluppandosi negli anni Novanta grazie in particolare al supporto legislativo della Regione Emilia Romagna con la sua Carta della Qualità, immediatamente seguita dalla Toscana; entrambe le regioni mettono a disposizione i primi finanziamenti agevolati. Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige sono le regioni nelle quali il fenomeno si è immediatamente affermato sulla scorta esperienziale delle due pioniere.
Questo per dire che c’è una storia alla quale poter attingere. Nel nostro Paese esistono oggi circa duemila fattorie didattiche concentrate soprattutto in Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte e Puglia, spesso riunite nella EFCF, Federazione Europea delle City Farms.

Le Fattorie didattiche stanno vivendo una stagione di rapida crescita nei numeri e nella qualità dei servizi offerti, trovando il favore delle istituzioni, del mondo della scuola ma anche di quello imprenditoriale. I motivi principali di questo successo sono questi:

  • Creano contatti fra mondo urbano e rurale
  • Aprono al pubblico le fattorie con la promozione e l’educazione e diffondono nelle nuove generazioni tradizioni e usanze della cultura contadina
  • Valorizzano i mestieri e la manualità artigianale con l’esperienza diretta.

La valenza educativa del progetto e la possibilità di riqualificare le attività agricole come fonte di reddito complementare e strumento di marketing contribuiscono alla sempre maggiore diffusione in tutto il mondo.
Effettivamente la fattoria didattica si fonda sul bisogno di agricoltura della nostra società, offre una risposta pratica, gradevole e culturalmente alta all’esigenza di ritrovare le nostre radici, ma rimane un’azienda agricola (e agrituristica) nella quale si svolgono attività educative attive, in particolare destinate a bambini e ragazzi.

L’azienda rimane primariamente una realtà produttiva a tutti gli effetti, mentre la didattica è un’integrazione alle normali attività. Le attività proposte della fattoria sono tenute da personale specializzato. Le fattorie didattiche creano pertanto contatti fra mondo urbano e rurale, aprendosi al pubblico attraverso la promozione e l’educazione per diffondere nelle nuove generazioni e nella società in generale tradizioni e usanze della cultura contadina. Aspetto ancora più imporante, le fattorie didattiche valorizzano i mestieri e la manualità artigianale con l’esperienza diretta.

La valenza educativa del progetto e la possibilità di riqualificare le attività agricole come fonte di reddito complementare e strumento di marketing contribuiscono alla sempre maggiore popolarità dell’iniziativa in Italia e nel mondo.

Attraverso la realizzazione di un prodotto tipico o un’attività agricola, come la raccolta di prodotti ortofrutticoli, la fattoria didattica persegue l’obiettivo di diffondere la conoscenza sulle attività svolte in fattoria, coinvolgendo bambini, ragazzi e anche adulti.

Nulla in una fattoria didattica è casuale o improvvisato, tanto è vero che la qualifica viene conferita dalle amministrazioni regionali, talvolta anche da quelle provinciali, in base al rispetto di precisi parametri, definiti da un documento chiamato Carta della Qualità, messo a punto in origine dalla Regione Emilia Romagna, e gli operatori che vengono a contatto con i visitatori preparando lezioni ed attività devono aver frequentato corsi abilitanti per l’animazione didattica in fattoria.

 

ACS