Agrexco Carmel principale holding di esportazione di frutta e verdura dichiara fallimento in Israele

Come abbiamo gia’ avuto occasione di dire in diverse occasioni, nessun angolo di mondo e’ al sicuro dalla speculazione economica e dai problemi creati dall’eccesso di credito. E anche Israele non ne e’ immune.

I boicottatori di tutto il mondo esultano. Lo Stato ebraico si interroga sul perché di un fallimento che pesa quanto una crisi politica. Per farla breve: la cooperativa Agrexco-Carmel, principale holding israeliana di esportazione di frutta e verdura, è in bancarotta. Ma le campagne di boicottaggio all’estero, compresa l’Italia, non c’entrano nulla. O quasi. Perché secondo alcune fonti giudiziarie israeliane a causare il tracollo sarebbe stata la cattiva gestione del management.

Il giudice relatore, Varda Alshech, ha detto che non ci sono vie d’uscita: «La società ha compiuto investimenti sbagliati che l’hanno portata a una situazione debitoria di fallimento», ha detto la Alshech. A proposito dei conti: stando ai libri contabili portati in tribunale la holding avrebbe registrato un «rosso» di oltre 30 milioni di euro.

Negli ultimi mesi Agrexco era stata presa di mira da più parti con l’accusa di aver esportato merce coltivata nelle colonie ebraiche insediate nei territori palestinesi occupati (illegali secondo la comunità internazionale) senza dichiararlo. In questa ridda di voci sono finite anche le italiane Coop e Conad (che poi hanno precisato o smentito le notizie).

Agrexco Agricultural Export Company Ltd è stata fondata nel 1956: il governo israeliano possiede il 50% delle quote e, nonostante nel 2008 ne sia stata decisa la privatizzazione, la partecipazione di Israele continua.

La società rappresenta il principale esportatore di prodotti agricoli israeliani, con il 60-70% di tutti i prodotti provenienti dalle colonie israeliane. I più importanti marchi Agrexco sono Carmel (la più importante), Coral e Alesia. Tra i prodotti esportati ci sono anche gli agrumi targati «Jaffa» e i datteri «Jordan Plains» che provengono, oltre che da Israele, anche dalle colonie nella Valle del Giordano.

Articolo ripreso da linkiesta.it